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Si fa abbastanza presto a dire libertà. Così come si fa presto a credere di non averla. Ancora più presto a pensare che altri ce l’abbiano.

Per esempio uno squalo.

Chi meglio di uno squalo può dirsi libero? Prendiamo per esempio uno dei più temibili predatori degli oceani: lo squalo bianco. O se non lo vogliamo prendere bianco per timore di razzismo, prendiamolo pure tigre, ok.
Prendiamo uno squalo di quelli che se ne stanno tutto il giorno (e tutta la notte) a sondare gli abissi in cerca di prede, per mettere qualcosa tra gli acuminati denti di cui dispongono e che si dice ricrescano incessantemente, beati loro.

Lo squalo per esempio non mette la sveglia, non ha l’orologio. Non prende smoking in affitto, non fa tagliandi all’auto né porta i figli a scuola. Lo squalo, si capisce, è libero e vive liberamente nel proprio ambiente naturale.

Mica come noi che ci diciamo vessati, censurati, tassati, oppressi e che conduciamo esistenze nient’affatto invidiabili.

Gli squali sì che sono liberi.

Però poi mi basta un attimo e se mi calo nei panni dello squalo, poverino, non mi pare mica tanto una figata neanche la sua.

Mi sono immaginato squalo. Mi sono visto lì a stare tutto il giorno nell’acqua fredda e meno male che ho una pelle che sembra una muta, ok, ma è pur sempre acqua fredda.

E non ci vedo un tubazzo e a volte mi pare sia un tonno e poi va a capire cosa sia. E anche quando sono dei tonni e cerco in qualche modo di avvicinarmi, magari quando è il momento buono, zac! Arriva Rio Mare e me li prende tutti lui per metterli in scatolette con un po’ di olio d’oliva della peggior specie e sfamare gli umani, quelli vessati e stressati che si radunano nelle corsie dei supermarket per comprare ste scatolette di tonni che magari me le dessero a me.

E chissà come dormirei, se fossi uno squalo. Magari con un occhio aperto e uno chiuso, che se mi distraggo un attimo, chissà dove vado a finire e magari sbatto dentro a una balena che mi dà una codata che me la ricordo per un pezzo. Mica come gli umani, che vanno a letto e dormono sotto al piumone e possono stare fermi, che almeno nel letto non ci sono le correnti.

E tutti che mi odiano. Dicono che sono uno squalo e che sono cattivo. Ci fanno anche i film per prendermi in giro, ci mettono le musichette che fanno ta-ta-ta ta-ta-ta quando mi avvicino all’impavido surfista per darci una mozzicata al gallone, che cosa so io che è un surfista?

Tutti mi odiano perché sono in cima alla mia piramide alimentare, perché ho i denti aguzzi e sento il sangue a km di distanza, ma io cosa ci posso fare se sono nato squalo? Voglio vivere né più né meno come vuole vivere il delfino, che invece sta simpatico a tutti e ci fanno i film teneri che porta in groppa i bambini e fa così col musino e tutti ridono e dicono “poverino” e gli danno i pesciolini a forma di caramelle e le caramelle a forma di pesciolini e gli dicono delfino goloso.

Ma poverino un cazzo, il delfino! Poverino lo squalo, che tutti pensano sia libero e invece deve stare h24 a sondare gli abissi e ha un sonno della madonna e deve essere cattivo per natura e mangia sempre più o meno le stesse cose, mica può andare al ristorante, o prenotare delle sfizierie da bacchette & forchette.

Bisognerebbe avere un po’ più di rispetto per la libertà degli altri, altroché.

Specialmente quando non ce l’hanno.

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