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“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”

– Italo Calvino, Le Città invisibili

 

Riconoscere cosa, in mezzo all’inferno, non sia inferno. E farlo durare, e dargli spazio.

Questa è un po’ la meravigliosa ricetta, come un lascito testamentario, del grande Calvino, ma soprattutto questo era un po’ il mio proposito di ieri, quando alzatomi con tutta calma, mi sono diretto verso i miei boschi, i sentieri di sempre. Sapevo che avrei trovato qualcosa che in mezzo all’inferno, non è inferno. Volevo dargli un po’ di spazio e farlo durare.

Quando si incontra la bellezza e la pace dell’animo, per un attimo, ingenuamente, vien da pensare che la vita tutto sommato sia una figata e che rimanga un grande privilegio, quello di poterla vivere. In realtà credo che sensazioni simili siano un grande ostacolo alla futura serenità perché è solo con la consapevolezza che possiamo non dico salvarci, ma quantomeno difenderci un po’.

Solo sapendo che la vita non è nient’affatto una figata, possiamo apprezzare ancora meglio quelle poche ore di quiete, quei pochi momenti di magia, quegli istanti di incanto, che talvolta, per fortuna, abbiamo modo di provare.

Eccone uno, per esempio:

All’autunno piace vincere facile! Ha una tavolozza di colori, da cui attingere, che non trova confronti con le altre stagioni.

E noi non possiamo fare altro che goderne, in religioso silenzio, proprio come di fronte alle migliori opere dei migliori autori.

Ma non si tratta soltanto della bellezza degli occhi, che si vive in contesti simili. È proprio una bellezza ben maggiore, che affonda “radici” profonde (per restare al linguaggio delle piante).

Si conforta un’idea, in quelle situazioni, con quegli stati d’animo: che conservando la natura, conserveremo noi stessi, che salvando la natura, salveremo noi stessi.

Passiamo numerosi anni della nostra esistenza chini sui libri, calibrando complicate equazioni algebriche, studiando la composizione dei materiali, facendo ricerca e sviluppo sulle comunicazioni dei bit, progettando tutti i futuri mondi possibili … quando la perfezione, in realtà, è sempre stata lì, tutta attorno a noi.

La natura dev’essere proprio l’unica via:

E allora niente, lo sappiamo anche noi che non si può fermare l’autunno, purtroppo, e farlo durare per sempre. Così come non si possono fermare le altre persone, e tenerle lì per noi per sempre. Non si può fermare proprio un bel cazzo di niente, purtroppo.

Non si può fare quasi niente e viene una paura boia. Ma possiamo ogni tanto riconoscere, in mezzo all’inferno, cosa non sia inferno. E dargli spazio, per farlo durare appena un pochino di più.

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