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Oggi pensavo a questa cosa dello human to human, no? Avete presente? Nei modelli di marketing, finalmente, sta prendendo sempre più piede una forma di comunicazione da umano a umano, chiamata anche H2H, che sostituisce quella imperante fino a pochi anni fa, la mitica B2B (business to business).

Il succo è che il business dovrebbe sempre ammiccare, o comunque tenere in debita considerazione, le “sensazioni contestuali”. E fin qui tutto ok. Volendo è anche materia noiosa, per cui la smetto subito.

Il fatto è che noi siamo umani. E se abbiamo la necessità di trovare addirittura un nome per definire una comunicazione “da umano a umano”, come invece dovrebbe essere per natura, significa che evidentemente non era la prassi, cioè che la comunicazione, di prassi, non avviene da umano a umano, in maniera umana, ma da umano a computer o da computer a umano, in maniera artificiale.

Ma la cosa che più di tutte mi ha fatto pensare, è questa cosa qui dei ritorni. L’uomo pare procedere assolutamente a caso, lasciandosi guidare da nient’altro che dalle mode e dagli istinti. Prima spopola completamente le campagne, tutti a buttarsi in città, poi piano piano inizia a riscoprire il piacere del grano, dei campi, della frutta che sa di frutta, delle galline che girano vestite. E qualcuno molla il lavoro in doppiopetto per aprire un BB, alcuni giovani riscoprono il dialetto, altri tornano al paesello e aprono una impresa agricola, per cercare di recuperare quello che si teme sia compromesso per sempre, fatica secolare dei propri avi.

Perché, dico io? Perché facciamo un passo avanti e uno indietro? Io ci vedo solo molta pena per questo esserino che non sa chi sia, non sa cosa debba fare. Guarda i film, le serie televisive, e si lascia dettare come deve vivere, in cosa deve impegnarsi, non avendo una minima idea di cosa voglia, del senso della propria esistenza.

E così, come è tornata di moda la campagna, è tornato di moda il mangiar sano. E adesso torna di moda la voglia di parlare da uomo a uomo, che per carità, mi sembra una cosa bellissima, ma non potevamo pensarci un attimo prima?

La cosa che mi rincuora, in tutto questo pandemonio di esser frementi – sempre di corsa, mai capaci di sedersi un attimo al tavolo con se stessi a prendersi un caffè in silenzio – dicevo, la cosa che mi rincuora, è che si torna sempre all’inizio.

Si torna sempre indietro, anche perché, per definizione, non si può “tornare avanti”.

Si torna sempre alla natura e all’umanesimo, che è la vera discriminante della nostra specie. O così almeno mi piace sperare.

Alla fine vince sempre lei, la Vita.

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