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Nel momento in cui scrivo ho 35 anni passati e non so da quanto è che non gioco a calcetto, che è sempre stata una delle attività che mi sono piaciute di più, nella mia finquiesistenza.

Era stupendo giocare a calcetto. Specialmente ho sempre cullato un sogno: poter giocare in attacco almeno una partita di calcetto, prima di morire.

Si fa presto a dire attacco, quando si parla di calcetto, sarà questione di 10 metri a dir tanto. Però è pur sempre attacco, oh.

E invece niente. Magari partivo pure in attacco, ma poi finiva sempre che quei buontemponi che erano in squadra con me, dimenticando i compiti, avanzavano in fase offensiva, e poi non tornavano più, stanchi e ormai lassi.

Allora per senso di responsabilità, per paura di perdere, mica per altro, finiva che dopo 10 minuti dall’inizio, ossia quando tutti erano irrimediabilmente schioppati, io mi stanziavo in difesa.

Per altro sono stato sempre un difensore pessimo. Ho paura della palla, oltre che dell’acqua. Figuriamoci.

Che se fai finta di tirare forte, io col cazzo che me la prendo in faccia, o nella pancia, o nella schiena o peggio nelle palle, io ti faccio tirare, sai a me quanto me ne frega?

Sta di fatto che in 35 anni di esistenza, questa lurida carcassa non ha mai potuto giocare nemmeno una partita di calcetto in attacco. Nemmeno una.

Chissà come sarebbe stato poter stare sempre davanti, senza nemmeno tornare, come facevano tutti i miei compagni di squadra. Anche io avrei voluto tanto, e invece niente, non lo saprò mai.

Ma a loro è sempre andata bene: adesso hanno anche meno di 35 anni, quelli che ho io, e sai quante partite hanno giocato in attacco? Fottendosene dei compiti di copertura e del rischio di perdere?

Tanto, per come la vedevano loro, qualche povero cristo con la paura di perdere e col senso di responsabilità, se loro non fossero mai tornati, sarebbe rimasto dietro no? E infatti quel povero cristo ci restava.

E così funziona anche la vita, come una partita di calcetto.

C’è chi si sbatte perché ha paura di perdere e chi se ne sbatte il cazzo e resta su e l’aspetta.

Ma io, a 35 anni, quasi quasi a sto giro faccio quello che rimane su.

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