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Stavo pensando a sta cosa qui, no? Tipo mi sa che su una maglietta (di quelle a cazzo che si comprano al centro commerciale, già belle che studiate e progettate, che risentono di chissà quale moda, di chissà quale tendenza, ma che a te te ne sbatte anche mediamente il cazzo, che tanto più che sudarci dentro non ci devi mica fare) c’ho scritto never stop dreaming (sarebbe meglio c’è scritto, ma siccome la maglietta è la mia, così come il blog, preferisco “c’ho scritto”, ok?).

O una cosa del genere.

Che la gente magari mi vede da lontano, o meglio da vicino, e pensa “toh, un sognatore”.

E invece col cazzo!

Semmai il mio sogno sarebbe quello di non avere sogni. Oh: intendiamoci: i sogni son belli, per carità. Ma, appunto, belli. Finito l’apporto estetico, cessano la loro utilità. Belli da morire, certamente.

Quando siamo piccoli ci spacchiamo di sogni. Ma, appunto, quando siamo piccoli. Poi anche no. I sogni in realtà non mi hanno mica fatto niente, poverini, non mi hanno mica deluso eccetera. Semplicemente mi fanno paurissima.

Ho visto moltissima gente rovinarsi per colpa dei sogni, poverina. I sogni vanno bene finché ti scuotono un po’, come il brivido della pipì. Ma poi basta. Non è che devi sacrificare tutta la tua vita per i tuoi sogni, per me non ha molto senso.

Se il tuo sogno è fare quella tal cosa o diventare quella tal cosa o che ti capiti quella tal cosa, va bene mettersi in moto per farlo, per diventarlo, perché succeda. Ma poi basta. Finire lì. Se deve diventare na malattia no. O meglio: se deve coprire un’altra felicità, più vicina e altrettanto intensa, anche no.

Mi spiego meglio: se il sogno è trovare i funghi e si presume che verranno trovati in abbondanza recandosi in località Salcazzo, e per arrivare in località Salcazzo serve passare a piedi in mille altri posti prima e in questi mille posti si trovano già i funghi, meglio fermarsi lì e riempire il cestino, piuttosto che affrettare il passo per arrivare per forza a Salcazzo prima di sera.

Va bene: i funghi non reggono, non si può parlare di sogni riferendosi ai funghi. Ok: avete ragione. Allora parliamo di fantacalcio, ok? Se è “fanta” è segno che è favoloso, ossia da sogno, per cui va bene, d’accordo?

Ecco: se il sogno è vincere il Fanta e sgominare le agguerritissime bande dei propri amici-nemici, e si pensa che comprando Icardi si vincerà il Fantacalcio, bene provarci, bene provare di comprare Icardi. Ma se si spende troppo per lui, poi dietro tocca avere Nagatomo and company e il fanta lo vince qualcun’altro. Mi seguite?

Il sogno va bene, ma finché è ragionevole. Se spendi troppo per questo, finisce che da sogno diventa incubo.

Il sogno si sogna per essere felici. Ma se per inseguire il proprio sogno si perde tutta la felicità per strada, non ha più motivo di essere sognato, tutto qui.

E se non si capisce, amen: non ho il sogno di essere compreso.

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