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[Attenzione: questo post può contenere tracce di apologia della xenofobia e del sessismo]

Stasera ho visto sfrecciare una 500 rossa, bella e sportiva, con musica a tutto volume e con dentro 3 ragazze, presumibilmente amiche.

Allora ho pensato che si andranno a divertire. Niente di strano.

E mi è venuta in mente la cosa della donna maschia.

C’è stato un “tempo” (chissà a cosa ci si riferisca, quando si dice gergalmente un tempo), in cui semplicemente non sarebbe avvenuto. Ok: primo lancio di pietre.

Non sono un nostalgico di quei tempi là, io manco c’ero. Dico solo che un tempo non sarebbe avvenuto, per mille ragioni. Autocensura, censura altrui, deprecazione sociale, chiamatele come volete, queste ipotetiche ragioni. Sta di fatto che non sarebbe avvenuto. Giusto? No, per carità di Dio. Ma non sarebbe avvenuto.

E quindi? E quindi per un passo che fa avanti la donna, ce ne sono due che fa indietro l’uomo. Che per bilanciare la cosa diventa femmino.

Adesso la civiltà Occidentale non è altro che un insieme di donne maschie e di uomini femmini, i cui ruoli sono molto ambigui, poco marcati, molto sfumati, creando perlopiù grandi confusioni ma soprattutto stalli.

Proprio così: si creano gli stalli.

Prendendola appena appena più larga, andando a quando siamo più o meno partiti, vediamo che la vita si basa sostanzialmente sulla forza fisica. L’uomo, a cui la natura ha dato più vigore, si occupa di procacciare il cibo per sé e per gli altri componenti del gruppo; la donna accetta la protezione e si occupa di altre attività altrettanto vitali come la raccolta e lo svezzamento della prole.

I compiti, per quanto nessuno li avesse dettati, per quanto non vi fossero università della vita, erano fin troppo chiari, nessuno spazio all’ambiguità, nessun margine per la confusione.

Poi, venendo meno, per fortuna, la necessità della forza, si è potuto aprire un dialogo. Non essendo più strettamente necessario uccidere l’alce, ci si è potuti sedere e parlare. Cosa fai tu? Cosa faccio io? Ed è lì che è iniziato il Gran Casino.

Facendo appena due passi in avanti, arriviamo ad oggi, dove a tutta l’ambiguità accumulata nei secoli, abbiamo sapientemente aggiunto benedette dosi di open mindedismo, di nobiltà d’animo e di bella maniera.

Così siamo arrivati alla situazione di stallo che caratterizza le società cosiddette più evolute, in cui uomo e donna, a fatica, sono distinti da nient’altro che dal mero dimorfismo sessuale, quando presente.

Una figata, no?

Certo, è sicuramente molto bello, molto nobile e soprattutto molto giusto. Ma poco, poco, poco performante.

E chi ci dimostra che tutta questa ambiguità sia poco performante? I musulmani, per esempio. Non serve guardare molto lontano. Ok: secondo lancio di pietre.

Non è una previsione, amici miei. È un’informazione: noi non esisteremo più. E non esisteremo più proprio perché ci siamo evoluti. L’evoluzione deve necessariamente portare all’estinzione, a favore di forme di vita più primordiali, più autentiche, più decise e risolute. Meno civili, come si suol dire, certamente, ma dove non si conosce cosa sia l’ambiguità.

I tassi di sviluppo demografico della nostra società open minded, rapportati ai tassi di sviluppo delle società “poco open minded”, per essere gentili, fanno impallidire.

È colpa della crisi? Non mi pare che loro navighino nell’oro. Di cosa è colpa, allora, ammesso e non concesso che estinguersi sia una reale colpa. Il fatto è che non abbiamo idea di chi siamo, di cosa dobbiamo fare: abbiamo aperto così tanto la nostra mente, che ci sono scappate fuori tutte le idee.

E chi invece se la tiene ben chiusa, non si mette di certo a scrivere su un blog dei post come questo.

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