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Su quanto siano importanti i sogni s’è detto tanto. Possiamo anche dire che si sia detto troppo?

C’è chi ci definisce della stessa sostanza dei sogni.

I sogni fanno bene, sono la benzina, sono l’orizzonte verso cui camminare:

L’utopia sta all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l’orizzonte si allontana di dieci passi. Per quanto cammini, non la raggiungerò mai.

A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a farci continuare a camminare.
– Eduardo Galeano –

E fin qui va tutto bene, ci mancherebbe. Bello, bellissimo.

Però, signori miei, bisogna anche dire le cose come stanno. I film, i libri, la musica, i disegni sono una cosa che arricchisce la vita, ma purtroppo non sono la vita.

Avete presente un cocktail? Metteteci del gin buono o del rhum o quello che volete voi. Ma poi c’è anche il ghiaccio. Al primo golone sembra una cosa buona che mai. Ma se ci si attarda un attimo, mica nemmeno molto, eh, giusto un attimo solo, il ghiaccio si prende tutto.

Si mescola, si fonde, alla fine ci resta una specie di brodaglia sporca, del ghiaccio fuso, sporco, che ha annacquato tutto.

E allora che si fa, non si bevono più cocktail? Col cazzo. Si bevono, ma con consapevolezza.

Proprio così: si vive, ma con consapevolezza. Non è un pensiero triste, smettetela di essere infantili. Non è per niente un pensiero triste, è solo un pensiero maturo.

La vita semmai è una cosa che si fa nelle mezz’ore. Ci dedichiamo a questi grandi sogni verso cui tendere, questi nobili ideali che ci infiammano le corde vocali, come passatempo. Ma il resto è tenere botta.

Il resto è attardarsi.

Perché è tutto una credenza che si sbuccia, un tubo che si rompe, un documento da inviare, un documento da ricevere, un documento da firmare. È tutto un doversi ricordare, tutto un doversi segnare, tutto un doversi ricordare di ricordare.

Tutto un far fronte, una manutenzione (o una una manattenzione: un’attenzione manuale).

Allora di cosa stiamo parlando?

Gli scrittori, gli sceneggiatori, i musicisti, i disegnatori, ci hanno fatto gli imperi, con i nostri poveri sogni bucati. Si sono presi gioco di noi, proprio come i baristi col ghiaccio. Lo sapete, no, che i baristi sono come gli esquimesi, che si fanno la casa col ghiaccio, o no?

E allora di cosa stiamo parlando?

Non siate infantili: non è un pensiero triste ma consapevole.

La prima mossa davvero furba, la prima cosa da fare per non passare da coglioni è saperlo. Sapere che la vita è tutto un via vai di idraulici e imbianchini, tutto un via vai di pronti soccorsi e dentista, tutto un resistere alle ruote bucate, alle sportierate, ai nostri simili che molto spesso non sono proprio simili per un cazzo.

Ci si attarda rispetto ai nostri sogni, non c’è niente da fare, non siamo cattivi, non abbiamo perso, era così dall’inizio, amici miei.

Ve la siete presa un attimo comoda, che poi comoda è un parolone, viste le fritture di marroni che non ci abbandonano mai, e il ghiaccio ha preso tutto.

Alla fine rimane quella roba lì, che non fa nemmeno schifo, ma che ci vuole un bel coraggio a chiamarlo cocktail.

Allora correggiamo Galeano con Hamsun, valà:

Ero seduto là sulla panchina e pensavo a tutto ciò e diventavo sempre più duro verso Dio per le sue costanti angherie. Se credeva di attirarmi a sé più vicino e di rendermi migliore col farmi soffrire e mettendo ostacoli su ostacoli sulla mia via si sbagliava un pochino, poteva esserne sicuro.

– Knut Hamsun –

[basterebbe solo questo per capire quanto sia migliore e più avveduto il popolo scandinavo e quanto troppo sole rischi di confondere le idee]

Era da un bel pezzo che volevo scrivere un bel pezzo e forse adesso ci sono riuscito.

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