Io lo chiamo Luciano, anche se non lo so come si chiama. Ha la faccia di uno che si potrebbe chiamare Luciano, tipo.

Ed è una faccia che è bello vedere la mattina, quando hai bisogno di vedere qualcosa di bello. Luciano infatti sorride sempre, ma non è come quel sorride sempre che si dice di tante persone.

Quelli di Luciano non sono sorrisi di circostanza, è proprio il suo modo di stare al mondo.

Luciano fa il barbiere perché vedo che entra nel suo negozio di barbiere. Ma io non ci sono mai andato. Non so se Luciano sia o meno bravo nel fare il barbiere, ma lui comunque mi sorride sempre, che sia bravo o no e sono ormai 5-6 anni che mi dice buongiorno in quel modo che soltanto lui ha.

Lo incrocio in bicicletta, lui a piedi, che scende per la via e ancora da lontano inizia a sorridere. Magari, come tutti, avrà avuto le sue storie brutte, le sue faccende per le quali contrirsi e tuttora certamente avrà i suoi bei motivi, in primo luogo l’età, visto che Luciano ha lasciato il meglio alle spalle, come si suol dire.

Ma lui sorride e in inverno è buffo sotto al colbacco peloso. Di Luciano non so niente, non c’ho mai parlato, né, credo, mai ci parlerò. Ma lui sorride in quel modo che solo lui ha, allargando il sorriso ad un abbraccio alla vita, infondendo serenità anche nei giorni di nebbia.

Se si può voler bene ad uno sconosciuto che nemmeno sai come si chiama, io a Luciano voglio bene. E delle volte mi metto lì e mi immagino che vita potrà mai aver avuto.

Tipo che magari da giovane avrebbe desiderato fare tutt’altro mestiere, tutt’altra esistenza, vivere in tutt’altra città. O che ha dovuto superare non so bene quali lutti o che ha registrato non so quali fortune o gioie. Non so se sia sposato, se abbia figli, se abbia qualcuno che cucini per lui, so soltanto che ha le api.

Un giorno in fila alla Coop parlava con la cassiera e diceva che quest’anno avrebbe avuto meno miele poiché le api si erano ammalate, poverine. La cassiera ha detto che è una cosa brutta e Luciano ha detto che è vero.

Con Luciano ci siamo scambiati alcune centinaia di buongiorno sinceri, da quando sono a Rimini, e sono contento che esista. Ogni tanto ci penso, anche se non so niente di lui, nemmeno se si chiami Luciano, tanto per cominciare.

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