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Una bella parata di culo, no? Noi ve l’avevamo detto, che potrebbero essere fuori servizio. Si prega di prestare attenzione ai cartelli gialli posti in prossimità delle porte, ok.

Ma come cosa di ripararle, tipo?

Cioè, se registri un messaggio audio, così poi lo puoi mandare in onda ad imperitura memoria senza smerigliarti le corde vocali, forse è segno che sta cosa delle porte fuori servizio, non è esattamente qualcosa di accidentale e momentaneo, come ogni guasto per sua natura dovrebbe essere, o no?

E noi siamo lì, belli belli, che ascoltiamo sti messaggi delle porte esterne che potrebbero essere fuori servizio e facciamo sì sì con la testa, magari pensiamo anche che sono dei signori, sti qui di Trenitalia, che poverini ci avvisano pure.

Cosa volete che me ne freghi a me, delle porte esterne dei treni, ci mancherebbe. Ok, sono pignolo. E bastardo, come aggiungerebbe Giovanni.

Il fatto è che, come sempre, è una questione molto più fine, molto più profonda, molto più seria.

Il fatto è che si prende quello che dovrebbe essere un momentaneo disguido e lo si eleva a rango di normale consuetudine, col nostro laissez faire – allargabraccista e si va avanti così.

Cosa vuoi che sia? Sai quante cazzo di porte ha un treno? Un treno avrà sempre qualche porta che non va, è normale che ci facciano i cartelli e i messaggi audio.

E poi cmq ci sono altre porte che funzionano, devi proprio accanirti con quelle che non vanno, poverine? Saran questi i problemi, con la disoccupazione giovanile al 40%?

Sì, signori, i problemi dovrebbero essere anche questi, eccome. Proprio così. Perché se accettiamo che il sistema abbia falle proprio come suo istituto costitutivo, allora non potremo mai sperare in niente di buono, in generale.

Il pressappochismo crea errori, che inducono il pressappochismo. Avremo sempre qualche altro guaio ben maggiore, a cui guardare e ce ne sbatteremo sempre più le palle delle porte fuori servizio e dei loro cartelli gialli.

Finché un giorno non avremo più nemmeno il treno.

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