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Oh, si fa per parlare, eh? Ma davvero sta cosa qui dell’avvento del mobile (mobàil) forse ci sta un attimino scappando di mano.

Ne ho avuto la riprova ieri sera. Chiamo casa. La casa dove sono nato e cresciuto, cercavo uno a caso. Uno a caso della casa. E niente. Il numero non esiste più. Cioè quel mio bel numero storico, che da quando esisto è il “mio numero di casa”, non esiste più.

Come a dire che non esiste più una casa.

C’era un numero e ad esso era associata un’ “utenza fissa” e te chiamavi lì e il primo coglione che passava (e che c’aveva voglia), forse ti rispondeva. Ogni tipo di zia telefonava lì. Se avevi un amico e ti cercava, ti cercava lì.

Tu stesso per chiedere i compiti chiamavi la Giovanna, per esempio. Cioè, casa della Giovanna. Per fare i giri in bici chiamavi casa di Davide, per giocare a calcio chiamavi a casa di Matteo e così via. Avevi la tua bella rubrica mentale di 10-12 numeri “fissi” e chiamavi quelli.

Direte che è una cosa di poco conto, vero. Di pochissimo conto. Certo. Di fronte alle cose brutte della vita, cosa volete che sia perdere le cose fisse? Niente. Ok.

Ma se la prendi leggermente più larga, lo capisci subito cosa voglia dire. Il numero fisso non è solo un fottuto numero fisso, non è un’invenzione di un sofista. Il numero fisso allude ad un collettivo, allude ad una famiglia. Quello è il numero di quella famiglia.

Non solo, amici miei. Il numero fisso, col suo bel prefissino fisso, ti diceva anche di che zona fossi. Tutti quelli di Piacenza avevano il loro bel 0523 davanti, come fosse un accento. Tutti quelli di un comune avevano cifre simili all’inizio del numero.

Si faceva parte di qualcosa, perdio. Non si era soli al mondo, con un proprio numero lungo lungo, come le matricole dei carcerati.

Chiamavi un gruppo di persone che erano dentro un gruppo di case che facevano parte di un gruppo di paesi che faceva parte di un gruppo di qualcosa.

Adesso di che cosa diamine facciamo parte?

Allora mi hanno detto ma cosa vuoi che sia, oggigiorno ci perdi e basta a tenere un numero fisso, che ti chiamano solo i telescocciatori. E come dargli torto, ma siamo proprio sicuri che non ci abbiamo perso niente?

Con sta mania del mobail, dell’uno contro tutti, del ciascun per sé e poi si vede, abbiamo perso i telefoni fissi, i posti fissi, le persone fisse.

È una dromomania perenne, l’impossibilità di dare una singola fottuta cosa per scontata.

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