Sto per parlare di una cosa che non conosco. Del resto quando si parla di cose che si conoscono, si rischia di essere troppo precisi e poco visionari.
Per altro, per dire le cose che sto per dire, mica mi serviva Netflix. Però Netflix di certo mi aiuta ad essere capito meglio. Di preciso che cosa sia Netflix non lo so, ma grosso modo ho capito che è una piattaforma internet che dietro la corresponsione di un modico abbonamento, ti lascia fruire tra film e serie televisive, tutto rigorosamente legale (è qui forse il grosso della novità).

I significati che traggo da questa notizia, che di per sé sarebbe anche mediamente trascurabile, sono due. Il primo è la conferma che oramai Internet è “il” media che tutto muove e tutto può. Dopo aver fagocitato la telefonia con Skype, Whatsapp e similari (con buona pace di Vodafone, Tim e compagnia cantante), ora sta facendo altrettanto con il cinema, la radio e la televisione, per diventare una specie di media nel media, la summa della convergenza digitale, di cui non potrà mai più fare a meno l’uomo del futuro. Se nel 2009 alcune persone mi domandavano “digital divide che..?” quando parlavo della mia discussione di laurea, oggi per fortuna le cose sono un poco cambiate e anche un villaggio di montagna come Morfasso può vantarsi di avere una bolla Wi Fi in piazza.

Nerd_al_computer Ma il vero significato che mi sta a cuore è il secondo. L’uomo di internet, il nerd postmoderno, ha un’infinita serie di tavolozze dalle quali attingere per dipingere le pareti di casa propria dei colori che preferisce. Ho il sospetto che le case diventeranno sempre più confortevoli, le abitudini sempre più radicate, i propri gusti sempre più soddisfatti, così che mancheranno completamente le spinte per uscire e cercare qualcos’altro di fuori. Ho il sospetto che tutti, anche quelli meno nerd in assoluto, diventeranno dei nerd perché con internet ognuno si crea il mondo che vuole, segue quello che vuole, dà sfogo alle proprie passioni a basso costo, a km zero. Dunque il vero significato di Netflix è che non manca molto perché il mondo sia popolato da nidi e tane. Fuori l’ostilità rappresentata dall’altro, minaccioso che vuole intrufolarsi nel paradiso ovattato; dentro il piacere rassicurante di un palinsesto di cui ognuno è il dio creatore e l’utente finale. Un mondo che nasce e termina dentro di sé e non ha bisogno di altri riscontri.

Dare a ciascuno la possibilità di trovare dentro casa quello che cerca, significa promuovere una desertificazione delle strade, dei centri commerciali, dei punti di aggregazione. Sarò scemo io, non lo nego, ma mi piacerebbe misurare l’affluenza media dei centri commerciali oggi, al sabato e alla domenica, e confrontarla con quella che potremo registrare tra 4-5 anni. Scommettete?

La deriva del genere umano, che Netflix sapientemente incarna, è fortemente dis-socializzante.

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