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Grosso modo, sono stato sempre un bravo studente. Nel senso che facevo i compiti e cercavo di sapere cosa dire una volta che venivo interrogato. Anche alle superiori, in età più matura, sono stato il solo della mia classe ad avere 10 in condotta dal primo quadrimestre della prima all’ultimo della quinta.

Qualcuno è finito col credere che io fossi ambizioso. Nient’affatto. Forse pauroso? Forse.

In realtà il motore più forte di ogni cosa è la vergogna. Pensateci bene. Quando studiavo alle elementari non era per ambizione di diventare qualcuno che conta, figuratevi cosa me ne frega di essere qualcuno che conta e di assumermi tutte le sue beghe!

Non è stato per paura di sentirmi dire qualcosa o di vedermi proibita qualcosa, per castigo. È stato solo per vergogna, proprio così. Quando qualcuno mi diceva come mai studiassi, visto che tanto a nessuno importava qualcosa, io rispondevo che mi vergognavo quando poi la maestra mi chiedeva le cose e io non le sapevo.

Io studiavo solo per sapere cosa dire alle varie domande, così non avrei avuto ragione di vergognarmi di essere un somaro. La vergogna secondo me è un sentimento molto molto forte, che l’Italia troppo spesso ha dimenticato.

Capita così che i bambini, tanto bravi nel vergognarsi, piano piano vengano corrotti dai cosiddetti grandi (grandi de che?) e che perdano la loro naturale propensione alla vergogna. vergogna

Quando perdiamo l’istinto naturale alla vergogna e diventiamo smaliziati e uomini di mondo, ecco, secondo me, abbiamo perso tutto.

Io farei un bel corso universitario di vergogna, che fosse propedeutico a tutti gli altri esami, ché un popolo senza vergogna è un popolo che non si impegnerà in niente.

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