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Mi ero ripromesso, appena fossi tornato in possesso di una connessione internet o qualcosa del genere, di condurre un’irrefrenabile crociata contro Fastweb, fatta di filippiche, post in ogniddove, una campagna come si deve per far sapere a tutti la vergogna di questo (presunto) colosso del web e la mia disavventura paradossale.

Roba che tipo se per disgrazia l’omino del negozio sbaglia una cifra del tuo numero di cellulare quando fa la richiesta di attivazione, non c’è verso di poter diventare loro cliente, ancorché corra l’anno 2015 e i suddetti colossi professino investimenti di circa 7 miliardi l’anno in infrastrutture. Come a dire che non è possibile modificare un recapito telefonico sul database e questo genera una specie di buco nero che gli irreprensibili ragazzi del call center albanese non riescono proprio a portare a miti consigli.

Ma poi dai, diciamocela tutta, sapete meglio di me come vanno queste cose. Una volta che ottieni quel che per 3 mesi ti è parso impossibile anche solo sperare, per dirla coi francesi, te ne sbatti mediamente le palle di tutta quell’ira e quell’acredine e te ne stai lì bello bello a guardare estasiato le lucine dei pc che si trasmettono i pacchetti dati, nel pannello delle connessioni di rete.

Dunque bona: se potete non fate Fastweb, ecco tutta la mia crociata, spero di non tornare mai più sull’argomento.

omini_connessione_rete Invece stasera vorrei portare avanti questa specie di dichiarazione d’amore al mondo delle reti, come l’amico ritrovato che rientra dalla guerra, una cosa del genere. Già che ci sono mi domando pure come mai esistano ancora i supermercati oppure tipo i grandi negozi della grande distribuzione. Esempio? Cerchi un oggetto XX, vai lì, chiedi e non ce l’hanno. Per andarci ovviamente hai dovuto prendere la macchina (chi ce l’ha), o andarci in bici sotto al sole sudando come uno gnu del Serengeti. Mentre da qualche parte nel mondo esistono gli Amazon e sodali, che ti metti lì bello bello, fresco fresco, tre click, trovi quel che ti serve, paghi, ordini e ti arriva a casa. Stop.

Idem con patate e possiamo scalare tutto sto meccanismo a tutto il mondo, dall’acquisto dei pomodori a quello delle mozzarelle. Dei supermercati ancora più grandi di questi, ma che non esistono fisicamente. La rete dovrebbe essere sempre una promessa e mai una minaccia, per cui non va vista come il terribile nemico che porta via i posti di lavoro ma come un facilitatore di vita (il tizio che stasera è stato utile come un culo senza il buco e non mi ha reperito l’articolo XX, nel mondo che vorrei non è senza lavoro, ma sta nello staff di sto colosso, ordinando le merci nel catalogo virtuale o assistendo alle spedizioni).

Tra i concept che mi sono venuti in mente lì per lì in ordine sparso ci sono: risparmio di tempo, dunque più tempo libero, più cose che ti piacciono fare, più serenità; risparmio di soldi, visto che non devi scorrazzare la tua povera carcassa a destra e a manca nel mondo fisico per reperire beni che puoi benissimo reperire on the net; meno inquinamento, visto che devono muoversi solo le cose necessarie e non tutti i cretini che passano sul globo.

In definitiva, sarò strano io, ma ci vedo molti più pro che contro e boh, io non lo so mica sti capoccioni qui a cosa stiano pensando, che non hanno ancora implementato un modello tanto semplice.

Ma per adesso mollo, mi godo la mia rete, mi ci attorciglio tutto.

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