Quando si è in qualche modo circondati dalla natura, è forse appunto “naturale” iniziare a porsi delle macro questioni, qualcosa che riguarda anche i fiori, i cani, i piccoli roditori e compagnia cantante. Ci si sente legati, se non proprio da un comune destino, almeno da un comune progenitore, o qualcosa di molto del genere.

Così io ieri confabulando tra me e me e il mio cane, mi son riposto le stesse questioni che si ponevano e forse pongono gli aborigeni osservando le stelle. E mi son detto che l’obiettivo del giochino, il mostro finale da superare, per ogni essere vivente, è la riproduzione.

Questo in senso ideale. Poi l’uomo ha anche quel tantinello di raziocinio per dirsi, nell’ordine:

1. Che al momento essendo la popolazione mondiale degli ominidi ben oltre ai 6 miliardi e non avendo ancora scoperto un altro pianeta da colonizzare, può anche andare bene così;

2. Che quand’anche si mettessero al mondo altri esseri viventi, non è garantito né garantibile il sacrosanto diritto alla felicità, stanti le cose attuali del mondo.

Sicché ho concluso che son contento di aver scelto questo scopo, quale il mio scopo. Così posso anche dirmi che fa niente anche se non si raggiunge e non sentirmi in colpa ed essere felice lo stesso. Mi spiego meglio? Mi spiego meglio. Se uno come scopo della propria esistenza si pone quello di diventare avvocato o giudice o esegeta dei testi antichi, poi ci deve diventare, non ci son cazzi. Non ha grandi raziocinii da chiamare a sé per assolversi.

Ma se uno invece semplicemente si pone sul piano delle betulle, dei pioppi, dei denti di leone, delle lontre e degli altri esseri viventi, e si dice che semplicemente tutti si esiste solo per continuare ad esistere, allora al momento è salvo. Perché gli ominidi ci stanno dando dentro di brutto, con le nascite, e anche se lui non persegue lo scopo e fa la pecora nera, non è un cattivone e va bene lo stesso.

Insomma, siate indulgenti verso voi stessi.

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