Uno si chiama Kinglsey Coman, viene dalla Francia ed è nato nel ’96 e l’altro si chiama Javier Saviola, viene dall’Argentina ed è nato nell’ ’81. In questi 15 anni di distanza ci sta tutta la dimensione del nostro calcio.

Attenzione: è un post per nostalgici cresciuti a Van Basten e Maradona.

Uno è un calciatore che molto probabilmente avrà un brillantissimo futuro, un campione ancora tutto da costruire, l’altro ha giocato nel Barcellona ed è considerato da Pelé tra i più grandi calciatori ancora in attività. Dunque la nostra italietta, con la sua bella Serie A Tim, è considerata più o meno come il Canada di Di Vaio o l’America di Chinaglia, un Paese buono per dar via qualche stipendio decente quando calciatori non li si è ancora o non li si è più.

E proprio oggi che ricorrono i 25 annscireai dalla morte di Scirea, un difensore che non è mai stato squalificato una sola volta in tutta la carriera, è impossibile non tornare indietro con la memoria e ripercorrere certe sfide incredibili, con Platini e Falcao, prima, Matthaus e Roberto Baggio, poi.

Probabilmente è solo colpa nostra, che diventiamo più vecchi ed in un certo senso nostalgici, ma veramente dà sconforto constatare che il nostro campionato oramai è solo terra di parcheggio e che se per disgrazia un anno ogni mai salta fuori qualcuno che ci diverte qualche domenica, come è successo a Ramirez, Pastore e Lamela, ecco che ci viene portato subito via.

Dovremo imparare le lingue, dunque, non soltanto per trovare lavoro oltre confine, ma anche per poter seguire di nuovo la telecronaca di qualche partita di qualità.

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