Sempre detto che ci sarebbe da averci un pochino di tempo per mettersi lì e prendere quel famoso caffè con noi stessi. Sempre detto.

Le fantomatiche ferie non sono altro che questo, pensateci bene. Che poi spiace che le si debba addirittura chiamare, definire, designare, per poterle riconoscere. Le chiami ferie per far capire che non è tutto quell’altro tempo che devi vivere, tutto quel tempo in cui non sei tu il padrone della tua vita ma è la tua vita ad essere la tua padrona.

Io per fortuna, e sottolineo per fortuna, al momento, e sottolineo al momento, posso parlare da privilegiato, perché uno straccio di lavoro m’è rimasto e posso tenere momentaneamente lontani pensieri che sarebbero altrimenti ben più dolorosi e sofferti. Però mi viene naturale, ora che sono adagiato in questo ultimo scorcio di ferie, allargare lo sguardo e cercare una visione d’insieme.

Quello che vedo sono pochi cristiani che lavorano 335 giorni all’anno, quando sono fortunati, per poterne vivere 30. E tantissimi altri cristiani che devono guardare ai primi addirittura con invidia, visto che loro di tempo ne hanno molto, ma non trovano un soldo bucato per tirare avanti.

Secondo voi tutto questo ha sensissimo? Noi che nel frattempo abbiamo inventato l’i-pod e l’i-pad e sondiamo i mari, lo spazio, scaviamo tunnel fognari sotto al Tamigi, ridisegniamo a bell’agio il meteo (leggasi scie chimiche) e pensiamo di potere tutto, possibile che non ci si metta lì a tavolino con noi stessi per trovare un nuovo modo di lavorare e di vivere?

Normale che alcuni si debbano sbobinare 40 ore a settimana e tantissimi altri sono a bocca asciutta? Se facessimo già 6 ore al giorno ciascuno? Non ci sarebbe qualche posto in più? Certo, anche gli stipendi sarebbero minori, ma basterebbe volerlo, accettarlo, disegnare un mondo su misura. Di necessità anche i prezzi si dovrebbero adeguare, anche i bisogni (il 90% dei quali non sono autentici ma instillati) si dovrebbero mitigare.

Io voto per il sì, è il mio modo per dir grazie alle ferie, per dire che le vorrei allungare, come tutti, se possibile. Che dopo aver respirato una boccata di vita sana, spiace dover tornare nella spirale. E badate bene che io sono fortunatissimo, ho colleghi fantastici ed un ambiente stimolante e divertente. Lo dico in generale: possibile che all’uomo importi così poco della propria vita? Non è la sola che possiede? Io non ci capisco niente.

Stiamo lavorando e vivendo, grosso modo, come facevamo circa un secolo fa, recandoci al luogo di lavoro e tutto quanto. Salvo dimenticare che nel frattempo, proprio noi, abbiamo inventato tantissime cose che potrebbero venirci in soccorso. Nel frattempo sono state introdotte le nuove tecnologie, il car sharing; sono state pensate tantissime cose moderne.

Rimaste lì nell’armadio delle buone intenzioni ad uso e consumo dei futurologi buontemponi, come vedete.

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