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Quando non c’ho un kaiser da fare mi piace star lì e suonarmela e cantarmela. E’ una cosa che faccio fin da bambino. Del resto chi nasce e cresce nei meravigliosi paesini di montagna, dove è molto se c’è l’altalena, non è che abbia moltissime alternative su quale indole scegliere per vivere il prosieguo della faccenda.

E niente, a volte quando me la suono e me la canto, incespico nei termini. Ci sono dei termini, dei modi di dire, delle frasi fatte, che mi bloccano. Per esempio la questione del “tempo libero”. Si son tutti talmente abituati a definirlo libero, che poi uno, quando ce l’ha o crede di averlo, sto tempo, è portato davvero a ritenerlo tale. E invece non è mica vero. C’avete mai pensato che non è quasi per niente vero che il nostro tempo libero è libero? Dovrebbero chiamarlo “tempo magari libero”, non saprei. Ma tempo libero in tutta franchezza mi pare un termine un po’ forte.

tempo_libero

Per esempio chi ha una macchina e ogni tanto la deve lavare, e non riesce a lavarla durante la settimana, finisce che poi un giorno la lava di venerdì sera o sabato, chi lo sa. E quel tempo lì che ci mette a lavarsi la macchina, come lo chiamiamo? Poi magari deve passare al supermercato perché serve il basilico fresco per metterne un po’ nella caponata, che la sera passano gli amici del tal posto che non si vedono da un tot di tempo e via discorrendo. E il tempo che serve per andare a prendere il basilico per fare la caponata?

Il giorno dopo magari deve pulire casa o cambiare le lenzuola o è un po’ di tempo che s’è messo in testa che deve fare quella tal cosa, altrimenti poi è tardi per farla e via discorrendo.

Dunque anche dietro ad un concetto squisitamente stupendo come “tempo libero” – ossia una bella parentesi di propria vita in cui si può fare tutto quello che liberamente ci viene in mente di fare, compreso naturalmente il niente – si nascondono articolazioni, sofismi, prese di coscienza.

Pertanto ho deciso di ritenere tutto estremamente complesso e non accettare che si riducano e sminuiscano le cose. Ecco sì: accettare la complessità è l’unica delle cose semplici.

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