In questo periodo perlopiù sono scosso da due domande: come mai Seedorf sia in discussione e come mai in Italia non sia di moda l’anno sabbatico. A dire la verità avrei voluto fare tutto un pippone su Seedorf, ma ora che l’ho scritto, mi viene più voglia di parlare dell’anno sabbatico.

Provate ad immaginare che a un certo punto della vostra vita professionale, sia questa molto corta, come nel mio caso; sia questa molto lunga, come nel vostro, possiate fermarvi un poco. Magari stare a casa a leggere libelli satirici, andare ai giardini a guardare le pozzanghere di sole, oppure intraprendere un viaggio di scoperta. Magari andare a vedere altre realtà aziendali simili a quella in cui avete operato fino a quel momento, per carpirne alcuni segreti, per vedere come da altre parti fanno meglio o peggio cose simili alle vostre.

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Non credete che al vostro rientro sareste in ogni caso dei lavoratori molto più produttivi, molto meno stressati, molto più felici e di certo molto più utili all’azienda?

Non voglio mica dire che qualcuno debba regalarvi qualcosa, al contrario! Fate un anno senza essere pagati, proprio così. Senza prendere il becco d’un quattrino. Però vi tengono il posto. Al posto vostro prendono un altro, come “sostituzione di anno sabbatico”, un po’ come ora avviene per la maternità. E lo Stato premia questa azienda lungimirante e intraprendente permettendole di non versare i contributi di quello assunto al posto del tizio che è partito per l’anno sabbatico. Che ve ne pare?

Voi ci vedete dei grossi limiti, dei grossi impedimenti, in definitiva dei grandi motivi per i quali in Italia non debba essere una cosa di moda, che fanno tutti?

Il lavoratore ne guadagnerebbe oltre ogni limite: si renderebbe conto della preziosità del proprio tempo e al rientro della preziosità del proprio lavoro; l’azienda avrebbe sempre dipendenti stimolati e stimolanti, possibilmente freschi, ed ogni tanto il rientro di un sabbataro porterebbe grandi ventate di idee, novità, confronti. Sarebbe un modo molto economico per investire in ricerca e sviluppo, non credete?

C’è anche una Legge, a quanto ho capito, che lo consente (Legge 53/2000).

A dimostrazione che tutte le brutture che vediamo in giro per la strada della nostra vita, non sono necessariamente dei dati di fatto incontrovertibili, ma molto spesso il frutto delle nostre pigrizie, della nostra remissività.

La bellezza esiste: chiede solo qualcuno che la indichi.

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