Ci son delle cose che nascono tendenzialmente scomode e poi più le usi e più diventano suitable, così che finisci immancabilmente con il volerci bene. Pensiamo per esempio alle lenzuola pulite, che io non ho mai capito chi ama le lenzuola appena le metti su, che ti scartavetrano tutte le gambe, a meno che tu non abbia fatto fuori Coccolino. Oppure alle mutande, che va bene che sono nuove, ma volete mettere quando si sono abituate un po’?

Tra queste cose che nascono scomode e poi piano piano diventano confortevoli, quasi amabili, certamente ce n’è una anche tecnologica e chi l’avrebbe mai detto.
Il T9.

Quanto tempo vi ha fatto scancherare, che non conosceva le più banali vostre espressioni? Per quanti anni avete dovuto pazientemente educarlo, proprio come un piccolo bambino che impara il mondo?

Ma che gusto adesso che conosce ogni anfratto del vostro lessico! Che gusto ora che sa espressioni dialettali, termini solo vostri, che pensa al ritmo del vostro cervello, che vi permette di essere veloci pistoleri del mondo digitale.

Com’è possibile, dunque, che cambiando telefono si debba necessariamente uccidere quel bimbo che avete educato per educarne un altro? Che senso ha dover re-insegnare tutto daccapo, spendere tutto quel tempo, farsi scancherare e smerigliare come nuovi, quando la tecnologia nel frattempo dovrebbe aver permesso di esportare un banalissimo formato condiviso. Ammetto che ancora non ho preso di petto la questione, non l’ho analizzata a fondo, ma mi hanno detto che molto probabilmente non è possibile esportare il dizionario T9.penna-e-calamaio

Cioè, facciamo frigoriferi che parlano con il pc e ordinano su internet le mozzarelle quando ne rimangono meno di 4; facciamo saracinesche intelligenti che vanno su e giù in base alle condizioni di luminosità e non riusciamo a rendere veramente un servizio agli esseri umani, come quello di potersi portare dietro le proprie parole?

Ma allora la tecnologia a cosa serve, se non è al servizio degli umani? Chissà cosa ne direbbe Dertouzos, per fortuna che è morto, poverino.

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