Mi piace guardare la boxe. In un certo senso mi ricorda lo scrivere. Ci vogliono le stesse cose, talento, fegato e allenamento. Solo che l’allenamento è mentale, spirituale. Non si nasce scrittori. Bisogna diventare uno scrittore ogni volta che ci si mette davanti alla macchina. Non è poi così difficile una volta che ci si siede davanti. Il difficile a volte è trovare la sedia e sedersi. A volte non si riesce a sedersi. Come per chiunque altro, ci sono degli ostacoli: piccoli guai, grossi guai, porte che sbattono di continuo. Bisogna essere allenati per sopportare una cosa che rischia di ammazzarti.

Questo è il messaggio che ricevevo guardando gli incontri o le corse dei cavalli, o i metodi che i fantini usano per battere la sfortuna, i buchi sulla pista e i piccoli errori personali fuori dalla pista. Io scrivevo della vita, haha. Ma la cosa che mi lasciava veramente stupito era l’immenso coraggio di alcune delle persone che vivevano quella vita. Era questo che mi teneva in movimento.
Sarah venne giù per le scale. Aveva un aspetto splendido.
”Andiamo!”
Spensi la TV. Uscimmo di casa.
Presentai Sarah all’autista.
”Sarah! Sarah! Sarah!” strillarono i bambini. Sarah gli era simpatica.
”Possiamo venire con te, Sarah?”
”Dovete chiederlo alle vostre mamme”, rispose ridendo.
Le mamme? Qualcuno chiedeva mai ai padri?
L’autista ci aiutò ad accomodarci dietro. La limousine uscì lentamente a marcia indietro accompagnata dai ragazzini dall’altra parte della staccionata. Accidenti, tra non molto io sarò morto e un giorno almeno la metà di loro saranno seduti davanti ad un elaboratore testi a scrivere cagate di una bruttezza inimmaginabile.

Scendemmo il versante ripido della collina e io stappai la prima bottiglia.
Riempii due bicchieri fino all’orlo.
”Un brindisi alla tua salute”, dissi a Sarah, mentre toccavamo i bicchieri.
”Un doppio brindisi alla tua”, rispose lei.
Accesi la TV. La stazione ESPN non si poteva prendere. La spensi.
”Sa come si fa ad arrivarci?” chiese Sarah all’autista.
”Oh sì…”
Sarah mi guardò. “ Avevi mai pensato che un giorno avresti preso la limousine per andare alla première di un film che avevi scritto?”
”Mai. Sono solo contento di essere riuscito ad andarmene da quella panchina del parco…”

(Hollywood, Hollywood!, Charles Bukowski)

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