Il bello delle metafore è che sostanzialmente le puoi fare con tutto. Per esempio coi gelati. Più precisamente coi gelati se scegli il gusto al pistacchio.

Andare in gelateria ci può confortare – se siamo nel giusto modo d’animo che ci fa percepire le cose che ci circondano (non datelo per scontato: non lo è affatto) – che a volte nella vita sarebbe molto meglio dare il giusto tempo alle cose, proteggerle, non incendiarle subito. Invece noi solitamente ci mostriamo avidi, arruffoni, pressappochisti e finiamo col prenderla nel dereniaus.

Io per esempio col pistacchio faccio sempre così. Che siccome c’è quel momento iniziale di paura cosmica e di incertezza esistenziale sui migliori gusti del west (mentre il pistacchio si sa da tempi immemori che non delude mai), io per non sapere né leggere e né scrivere, per prima cosa dico Pistacchio, così intanto il tizio al bancone vede che ho capito cosa devo fare, scegliere. E poi ci penso e dico gli altri.

gelatopistacchio1Ma così facendo, il mio pistacchino bello se ne va tutto sul fondo, e ora che ci arrivo, gli altri gusti si sono sciolti e la mia fame acchetata e le contaminazioni, beh, non parliamone. Arrivo che mi fanno male i denti e non riconoscerei il pistacchio dalla merda ghiacciata.

Così proprio quella cosa a cui tenevo tanto, per la quale avevo pensato di mangiare un gelato, passa come carta straccia nel grande foglio del mondo.

Ed io con la mia avventatezza ho guastato una cosa bellissima e suprema come un gelato al pistacchio, quando hai la pazienza di dirlo per ultimo.

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