I denti sono proprio sulla bocca di tutti. Anche perché riempiono molti detti popolari, metafore, nomi di fiori, e via discorrendo. Pensate al mitico chi ha il pane non ha i denti; dente per dente, occhio per occhio; i denti di leone eccetera eccetera.

Allora avrete pazienza se anch’io mi ispiro proprio ai denti per un pensiero tardo-pomeridiano. Vorrei in buona sostanza invitarvi/mi a sorridere, finché abbiamo i denti.

Che poi vuole anche dire proprio il gesto che uno fa quando è contento, spontaneo come il battito del cuore, di allargare le labbra e mostrare i denti, questa volta non in atteggiamento di minaccia, come fa il lupo, ma di condivisione di un momento, di un istante di felicità o qualcosa di molto del genere.

Ma non solo: sorridere finché si ha i denti significa dare importanza alle cose finché le hai, che poi dall’attimo appena dopo non vale a niente rimpiangerle. Per mettere i denti piangiamo molte lacrime e molte le facciamo piangere ai nostri genitori, che devono perdere le notti per vegliarci. Poi li cambiamo come gli squali e poi sono fatti nostri, che lo dobbiamo custodire con cura, quel tesoro d’avorio che ci accompagnerà fino alla cassa, quando i vermi, che sono senza denti, faranno quel che devono fare.

E niente, noi che abbiamo orizzonti limitati e veniamo circondati da figli di papà che sposano figlie di papà che metteranno al mondo figli di buona donna che calpesteranno i nostri figli, non abbiamo tanto altro da fare: sorridere.

Finché abbiamo i denti.

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