BukowskiSolo che non riuscì a trovare Marsden. Anzi, non riusciva a trovare nessuno che assomigliasse lontanamente a Marsden. Non sembravano assomigliare neanche a se stessi. Parevano tutti delle strane bestie schiacciate, come se fossero finite sotto un rullo compressore. Pure le donne. Soprattutto le donne.

Si addentrò ancora un poco in mezzo alla gente intenta a seguire la corsa.

Le donne dei poveri. Dio che cattiveria da parte sua pensare a loro in questo modo. Molte di loro avevano probabilmente le loro brave piantine di geranio che amavano. E una bella figliolanza di drogati che erano stati beccati a spacciare, e che adesso marcivano in celle lontanissime sparse per tutto il mondo, dove i ratti non sorridono mai.

Beh, cazzo, la giornata non era mica finita. Nessuna giornata era finita fino a che non finiva. Eterna risorge sempre la speranza, come un fungo velenoso.

Poi la corsa terminò. Avevano fatto vincere un cavallo da ventisei a uno, un velocista di Caliente. La maggior parte della gente non aveva l’aria troppo felice. C’erano un sacco di messicani e di neri nella folla, spinti dalla speranza di spezzare le loro catene. Non ce l’avrebbero mai fatta. Aggiungevano al contrario qualche anello alle loro catene.

I bianchi sembravano proprio pietosi, flaccidi, con gli occhi pieni di una rabbia feroce. Erano maschi, per la maggior parte. Una cosa buona dei maschi bianchi americani, però, è che vanno benissimo come materiale per gli scrittori. Uno può scrivere tutto quello che gli pare sul maschio bianco americano e nessuno alza la minima protesta.Neppure il maschi bianco americano. Ma se uno si mette a scrivere qualcosa di sgradevole su una qualsiasi delle altre razze, classi o sessi, allora critici e pubblico si inferociscono e cominciano ad accumularsi le lettere di insulti, anche se poi le vendite non sembrano risentirne affatto. Evidentemente quando ti odiano sentono il bisogno di leggerti. Non vedono l’ora di sapere che altro puoi dire sul loro mondo. Il maschio bianco americano, invece, se ne fotte altamente di quello che si dice sul suo conto, perché tanto è lui che domina il mondo, al momento, se non altro.

Charles Bukowski, Niente canzoni d’amore

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