A poco a poco dapprima e poi tutto di colpo, lasciò che la sua attenzione si concentrasse su una scenetta che, non ostacolata da sceneggiatori, registi o produttori, veniva sublimemente rappresentata al di là della strada, cinque piani più in basso.

C’era un acero piuttosto grande di fronte alla scuola (uno dei quattro o cinque alberi che crescevano su quel lato fortunato della strada), e proprio in quel momento una bambina di sette, otto anni s’era nascosta lì dietro. Aveva indosso una giacchettina blu scuro a doppio petto e un berretto che aveva quasi la stessa tonalità di rosso della coperta del letto nella stanza di  Van Gogh ad Arles.
Da dove si trovava Zooey, anzi, il berretto della bambina non era molto dissimile da una chiazza di vernice.

A qualche metro di distanza, il suo cane – un giovane bassotto con collare e guinzaglio di cuoio verde – stava fiutando per ritrovarla e correva in cbassotto_kaninchen_pcortoerchio all’impazzata, col guinzaglio che gli si trascinava dietro. Pareva quasi che non riuscisse a sopportare l’angoscia del distacco; e quando infine riuscì a intercettare l’odore della padroncina, non fu certo troppo presto. Per entrambi, la gioia del ricongiungimento fu immensa. Il bassotto emise un piccolo guaito e si acquattò in avanti scodinzolando estasiato fino a che la padroncina, gridandogli qualcosa, scavalcò di corsa la siepe metallica che circondava l’albero e se lo prese in braccio.
Gli disse una serie di parole di lode nell’argot privato che faceva parte del gioco, lo rimise giù, afferrò il guinzaglio, e insieme si diressero allegramente verso ovest, verso la Fifth Avenue e il parco, scomparendo alla vista di Zooey.

Zooey appoggiò la mano contro il telaio della finestra, quasi volesse spingerlo in alto per aprirla e sporgersi a vedere i due che s’allontanavano. Ma si trattava della mano che teneva il sigaro, ed egli esitò un secondo di troppo. Aspirò una boccata di fumo. – Accidenti, – disse, – ce ne sono di cose belle al mondo. E quando dico belle intendo belle. Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose.
Sempre, sempre, sempre lì ad annotare tutti gli accidenti che capitano al nostro piccolo e schifoso io –

Franny e Zooey, J. D. Salinger

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