Al primo anno di università ebbi la fortuna di frequentare il corso di Lingua italiana scritta, un corso a dire il vero abbastanza sperimentale (ma allora io non potevo averne la percezione, essendo io stesso molto sperimentale) per via di un professore che dopo anni di scuole superiori per la prima volta veniva chiamato a cimentarsi con la docenza universitaria.
Devo ammettere che quel professore, se possibile, era anche più emozionato ed alle prime armi di noi, se è vero che gli riusciva impossibile finire La patente di Pirandello senza prorompere in un una commozione quasi ammirevole. Anzi, ammirevole.

Nell’ambito di questo corso, un giorno ci venne richiesto di produrre uno scritto in cui la sensazione che sarebbe dovuta trasparire fosse quella di “benessere/bellezza”. Manco a dirlo io parlai di alberi. Più precisamente alberi, aria e formiche. Una mia compagna di corso, mi ricordo bene, venne specialmente menzionata per la “Pasta di Fissan”. Sono cose che te le ricordi finché scampi, va a capire.

Ancora 5 anni dopo ebbi modo di scoprire, con una mal celata soddisfazione, che quei miei appunti sugli alberi, l’aria e le formiche figuravano tra le “dispense” che le giovani leve dovevano approfondire e considerare in vista dell’esame.alberi
Ma non è questo, il punto. Il punto è, che non so come mai, se a me qualcuno chiedesse quale sia la cosa più bella in assoluto del mondo naturale (del mondo non naturale non voglio nemmeno parlare), io risponderei subito “secondo me sono gli alberi”.

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