Sarà forse una specie di sindrome di Pollyanna, però davvero, se uno sta lì e razionalizza, trova anche un bel po’ di lati positivi, nelle situazioni.

Per esempio pensavo che ad averci una casa molto piccola, o meglio, a vivere in una casa molto piccola, si hanno meno spazi. E se si hanno meno spazi, si è poco disposti ad usarne la grande parte per i libri. Dunque si finisce che magari i libri li si prendono in prestito in biblioteca, oppure li si compra, ma poi li si presta a qualche amico e si fa crossbooking senza nemmeno sapere cosa voglia dire o che si dica così.

Ma soprattutto, e più o meno è qui che volevo arrivare, la casa piccola affina la fantasia e potenzia il ricordo. Perché alla fine si saprà di aver letto da qualche parte quel libro – chissà come chissà dove – ma non ci si ricorderà di preciso né dove né quando né soprattutto come facesse in quel passo e dove andasse a parare. Tutto questo a mio modo di vedere rappresenta la vera potenza non solo del libro, ma anche del lettore.

Un libro che non si può mai più riprendere in mano è certamente molto più bello di un libro che si tiene sul cassetto. E’ un amore nascosto e lontano, perduto nel tempo e nei confini prestabiliti della memoria. E’ un libro che si carica di nuovi significati, che ad ogni pensiero diventa diverso, tanto che alla fine lo avremo completamente stravolto.

Più in generale (mi accorgo subito di come sia impensabile, oggi, dire qualsiasi cosa sensata senza citare almeno di striscio Leopardi) le cose precise non sono mai tanto belle come le cose imprecise. Perché in quello spazio lì di non definito ci andiamo noi, è il nostro piccolo ma importantissimo margine di manovra, il motivo per cui siamo al mondo: la possibilità di dire io.

Annunci