Quando siamo giunti ormai alla prima mezz’ora di gioco. In virtù delle reti messe a segno. L’attaccante possente e il difensore roccioso. In balìa dell’avversario. Giocatori che fanno melina. Una partita che ormai non ha più niente da dire, contrariamente ad un incontro frizzante.

La parabola discendente e l’acrobazia. Il portiere agguanta in presa e rinvia. Quello che va ad incornare sul cross dalla destra. Poi ancora l’eurogol, il momentaneo pareggio. I ruoli avevano delle etichette molto precise, come il centrocampista tuttofare o il terzino fluidificante, per non parlare del rude stopper e dell’incostante fantasista.

Solo oggi mi rendo conto che un tempo non ascoltavamo una partita alla radio, ma la sognavamo. La cosa veramente molto curiosa, da cui mi piace trarne una metafora dell’intera vita, è che mentre avevo questa fortuna di essere leggero, sognavo di essere pesante. E ora che sono pe(n)sante, sogno di tornare leggero.

Provate ad immaginare di vedere un qualsiasi incontro tra due mezze cartucce che finisca, poniamo il caso, anche 0-0. Ora tornate indietro nel tempo e sognatelo con la radiocronaca. Tutt’un’altra cosa, non c’è dubbio.

Linea allo studio, e via col fiato sospeso sperando in qualsiasi momento che una voce emozionata eruttasse con un bell’attenzione! Attenzione, interrompo da.. per annunciare una marcatura.

Ogni momento dal primo al 90^, non vedendolo, potenzialmente poteva essere il momento buono, quello che si stava aspettando da tutta la settimana. Un trasporto ed un’emozione che in questo mondo del posso tutto io, pesanti come somari, abbiamo perduto per sempre. brera

Sì, perché è vero che anche oggi potremmo fare un passo indietro e tornare a seguire le cose per radio, ma sapremmo di aver fatto un passo indietro, conosceremmo il p(i)attume che tutte le domeniche sfila sui terreni di gioco, non ci potremmo immaginare meravigliosi super-eroi dal controllo in corsa e dal tiro liftato.

Per cui sì, concludo dicendo che a volte a guadagnarci ci si perde.

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