L’attesa, proprio così. Secondo me è lei alla fine che ci fa vivere. Siamo sempre intimamente persuasi che chi lo sa. Magari. Va’ a capire. Presi uno per uno probabilmente non diremmo mai che ci aspettiamo cose belle. Uno si schernisce ad essere preso per ottimista. Fa quasi rima con sprovveduto. Se te vai lì da uno e gli chiedi che cosa si aspetta, generalmente, se delle cose belle o delle cose brutte, stai pure sicuro che ti dice delle cose brutte.

Però poi li vedi lì tutti nascosti dentro ai loro cappotti che pensano che chi lo sa, magari, va’ a sapere. E’ questa qualità dell’uomo secondo me una delle sue risorse più grandi. Siamo un animale assai curioso, che non ha mai lesinato l’attesa di nuovi giorni, non ha mai tratto conclusioni troppo affrettate.

Così l’attesa è un tema che mi affascina moltissimo perché mi sembriamo tutti come attorno al camino, ad aspettare che il ceppo faccia degli schioppi; tutti sotto ad un cielo livido, ad aspettare che lo squarci un tuono; tutti alla finestra, per vedere l’amico che arriva. Tutti ai notiziari, per trovare clamore. Pazienza che poi siamo sempre senza schioppi, senza tuoni, senza amici. Forse ci piace di più pensare alla pletora di cose che ci potranno succedere, che nemmeno quelle contingenti, quando ci succedono. Se sapessimo per filo e per segno quello che ci accadrà, anche dovessero capitarci cose bellissime, probabilmente ci deluderebbe un po’, ci mancherebbe come l’appetito di mangiare le altre giornate.

E allora niente, ci mettiamo lì a credere chissà che cosa, va’ a sapere. Poi un bel giorno, dopo tutto quell’aspettare, qualcuno chiude il libro, e noi siamo finiti.altalena

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