zucchero_filato

L’ultima volta che sono venuto a Rimini, sul treno ad un certo punto è salita una famigliola. I genitori paffuti e sereni; i bambini dai visi rubicondi, anche se di preciso non so cosa voglia dire.
Lì per lì naturalmente si son messi a giochicchiare, che il bello dei treni è anche quello che mentre il tuo culo si sposta, te puoi anche giochicchiare o dormire. Io dormire no, anche se avrei tanto voluto, per via che loro giochicchiavano. La mamma paffuta e serena lasciava che il più piccolo rumoreggiasse, mentre richiamava la bambina che a sua discolpa ha detto la cosa più disarmante che abbia mai sentito: “Mamma, anche io sono una bambina: devo giocare!”.

Il fatto è che per quanto avessi gli zebedei rovinatissimi dal frastuono (sono un pessimo sopportatore di frastuono), mi son subito trovato d’accordo con lei. I bambini hanno bisogno del superfluo.

Quando un genitore avesse assicurato ai propri figli il cibo, vario e di giusta quantità, le cure sanitarie, l’istruzione, un livello adeguato di igiene e di educazione, probabilmente potrebbe legittimamente ritenere di aver assolto al proprio compito. Però i bambini hanno bisogno anche di qualcosa in più, perché bambini si nasce, ma vecchi si diventa.

Allora mi sono detto, e mi dico, che non è giusto badare solo al necessario. E che se uno scientemente sa che non potrà dare anche un pezzettino di superfluo, allora dovrebbe compiere il più alto gesto d’amore, scansare l’egoismo e con questo la disperata paura di una desolata solitudine, il profondo sgomento di una vita vuota, e non fare figli.

Poi ho pensato che i miei genitori hanno rinunciato a tutto il loro superfluo per darlo a noi e che a me non è mai mancato e sono stato fortunatissimo. Io probabilmente non potrò essere altrettanto bravo e generoso, ma credo che questo sia un discorso più generazionale. Oggi i giovani non sanno se potranno dare il necessario. Mentre il problema dovrebbe essere più sofisticato, il problema è proprio il superfluo.

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