La prima cosa che mi viene in mente sono le mele. Che poi dovrei dire, allora, le prime cose che mi vengono in mente, invece no. Dico così. Mele intese come una cosa sola, come un insieme. Le mele del paesino da cui provengo hanno un’asprezza che va aldilà delle papille gustative.
Mele_partPotrei anche parlare della carne di cinghiale, ma non mi va mica, poverini.

Lassù, nel paesino da cui provengo, ma penso anche in tutti gli altri paesini da cui provengono gli altri, il mondo è primitivo. Per certe persone l’essere primitivo vuole un po’ dire essere buono, originario, autentico, sincero. Per me vuol principalmente dire essere duro, ostile, tenace. Una madre buona, la Natura, per carità. Ci ha regalato dei paesaggi che noi non ce li saremmo neanche sognati. Ma una madre che chiede sempre il conto, una madre impietosa che non si commuove mai. Fa solo commuovere.

Le dimensioni delle cose, lassù in quei paesini primitivi, è piccolissima. Le cose sono piccolissime e generalmente molto dure e molto intense, sia come sapore, sia come odore. Tutto sa di selvatico, ed è un selvatico che non si tratta. Puoi usare qualcosa di chimico, qualcosa che hai scoperto nelle città; puoi fare cuocere per delle settimane e innestare le piante e usare le tecniche più moderne, ma non sarai mai in grado di togliere di dosso alla roba di quei paesini quel sentore di selvatico.

La natura in quei paesini parla con tutto, è un tutt’uno che respira con la terra che si gonfia, che scodinzola con tutte le code dei suoi animali, che ulula di notte con lamenti disperati portati sopra i monti dai venti. La natura è come una folla gremita ai bordi della pista. Osserva e aspetta pazientemente che la gente si stanchi di ballare, che torni a casa.

Per rientrare e riprendersi quel che è sempre stato suo.

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