Nel corso della mia finquiesistenza mi è capitato di spendere a lot of time, forse anche di più seguendo e pensando e giocando al calcio. Quand’ero piccolo prevalentemente ci ragionavo quando andavo in bici e lo ascoltavo per radio. Punto. Poi sono arrivati gli abbonamenti alla Pay-tv, i videogame manageriali e via discorrendo.

Così ho buttato in quel contenitore ludico la gran parte del tempo libero ed ho scoperto che è un po’ come dormire, come obliare. Molte volte mi sono venuti dei rimorsi di coscienza (quasi sempre quando me li suggerivano gli altri), mi sono detto che era concettualmente “sbagliato” essere lì in quel momento a fare quello e che avrei potuto essere in una mensa per i poveri a fare volontariato, oppure chino sui libri per imparare il russo o il cinese, che non imparare russo o cinese significa volontariamente chiamarsi fuori dal giro che conta e non mettersi nelle condizioni di riciclarsi e conseguentemente non poter essere d’aiuto alla propria famiglia o alle altre persone quando verrà il momento, che il momento viene sempre.

Insomma, per arrivarci ci arrivo anch’io. Il fatto è che sono proprio una grama persona. E se uno deve continuamente sbattersi per mangiare un pomidoro condito e un pizzico di mollica riscaldata al forno e poco altro e quel poco tempo libero che gli resta, fuori dalla gabbia per i polli all’ingrasso delle enormi 40 ore settimanali, dico, stare anche lì ad imparare il russo e il cinese, pena il sentirsi un’emerita merdaccia, allora anche no.

Allora mi sta anche bene incappucciarmi e infilarmi in una realtà virtuale che non fa altro che anestetizzarmi il tempo e non farmi pensare alle miserie del mondo, le mie prima di tutte.

C’è che si mette dentro della roba nelle vene; chi ripone tutte le speranze nel gioco d’azzardo; chi prende e va di là dall’Oceano, in cerca dell’Eldorado; chi stringe forte le mani, si china in ginocchio e guarda il Cielo; chi prende le pillole per dormire e dimenticare tutto; chi inveisce contro l’ordine precostituito e contro i Potenti, non sapendoli nemmeno indicare per nome; chi si affida alla magia ed ai riti scaramantici.

A me non va di aumentare a dismisura lo sterilissimo bla bla. Quando ero piccolo sentivo i miei nonni che parlavano dei politici che mangiano. Poi lo hanno detto i miei genitori. E adesso tocca dirlo ai miei amici. E nessuno li ha ascoltati, ci ha ascoltati, ci ascolta. Allora io sono stufo, io non dico niente, mi incappuccio finché tengo botta, uso i miei simulatori, le mie anestesie, e caso mai venitemi a svegliare se viene l’ora.

E non mi sta per niente bene di sentirmi in colpa per come scelgo di usare il mio tempo quando e se ce l’ho.

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