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Ci sono due cose che mi fa fare il caffé. L’altra è scrivere.

Allora dovete avere pazienza ma io voglio dirvi che avete ragione. Avete ragione e non è vero proprio un bel fico secco che siamo noi gli artefici del nostro destino. Avete ragione a sentirvi in qualche modo costretti e ingabbiati. Ci sono delle situazioni nelle quali non vi siete per niente cacciati ma che vi sono piovute addosso. Situazioni per le quali ci sta pure di inveire e maledire, sbuffare e anche piangere. Abbracciarsi e volersi bene, anche di più.

Però è anche un po’ vero come diceva il braccio destro del presidente del Brasile, quando era venuto a parlarci del destino ineluttabile che crea mostri come il Nazismo e il Fascismo. Era venuto a dirci che noi, tutti insieme, praticamente possiamo sovvertire l’ordine precostituito, quando non va bene, e che non dobbiamo accettare i demòni come qualcosa contro cui tanto non si può far niente, che alla fin fine siamo noi tutti insieme che componiamo la moltitudine che sta sull’asticella che tiene in equilibrio sul baratro il Potere, e che se ci leviamo tutti insieme, quello fa proprio un bel tonfo, con tanto di splash finale.

Per me no, io volevo scrivervi per dirvi che secondo me no. Secondo me non è vero che niente è fatale, e che noi possiamo realmente cambiare la sostanza delle cose. Però è anche vero che almeno un briciolino possiamo. Io volevo dirvi questo: che non tutto, ma un pocolino sì. E che per quel pocolino dobbiamo spendere tutti i nostri talenti e i nostri sentimenti, in ogni momento di ogni giorno. Per quel piccolissimo margine di determinismo del mondo che è toccato in sorte a noi, noi dobbiamo vivere. Vivere.

Mi è venuto in mente tutto questo perché ho preso il caffé ma non solo: mi sono reso conto che quando confondiamo l’eccezione con la regola, significa che abbiamo preso delle scelte sbagliate a monte. Perché, fateci caso, siamo soliti sorprenderci di più per una giornata meravigliosa, che non per una molto burtta. Diciamo “ma guarda che bella giornata!”, come se fosse un evento strano.
Invece quando hanno inventato la vita, la volevano fare proprio simile a quel momento, che profuma un po’ di serenità e un po’ di pace con se stessi e con tutto il circostante. Per cui, cortesemente, non chiamatela “roba strana”, ma chiamatela vita. E fate tutto quanto è in vostro possesso perché quei momenti lì non siano l’eccezione, ma la regola, così come è giusto che sia. Affrontate scelte coraggiose, siate leali verso voi stessi e fate finta che non sia sensato il fatalismo.

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