Non sono mai stato particolarmente portato per enfatizzare un momento particolare. Chi mi conosce bene solitamente sbuffa alla mia verve standardizzante e appiattente, che mette tutti i giorni, uno di fila all’altro, sullo stesso asse paradigmatico. Io in genere dico così. Ora sapete perché sbuffa.

Dicevo che non sono uno che enfatizza, di suo, né che ama fare bilanci, forse perché ha paura di pesare sempre troppo poco. Sta di fatto che alcuni avvenimenti impongono da soli qualche riflessione. Ci sono cose che inducono il concetto di prima e di poi. Per esempio quando compi 30 anni, per dire.

Per i fortunati 30 anni sono nel terzo del cammin di propria vita, per gli altri non si sa. Prima che si compiano 30 anni, non si hanno 30 anni, tanto per cominciare. Dopo invece sì. Quando si sente mal di denti o mal di schiena o mal di collo o mal di occhio o mal di testa o mal di articolazioni e giunture, ti dici che tanto hai 30 anni e ci sta, si suppone. Poi inizi ad inveire ed imprecare contro il governo ladro, che non mette nelle condizioni di costruire qualcosa e poi magari anche un po’ contro il Fato tristo e reo, che non guasta mai.
Da qualche parte, teoricamente, Qualcuno ha scritto un copione per te, ma non si è ancora degnato di inviartelo, e allora, in attesa di discernere meglio QS (Quanto Sarà), fai finta di avere ancora quell’età in cui ti emozionava anche un gol da fuori area di Gigi De Agostini (ora c’è Gigi D’Agostino e non è la stessa cosa) e cerchi dei barlumi di bellezza anche in fondo ai barattoli di passata.

Che alla fine, in buona sostanza, quel copione lì che tutti aspettano e che nessuno ha, ci direbbe che non siamo altro che cercatori di bellezza. Tutto qui.

30 anni mi permettono di dire cose altisonanti e discretamente solenni come alla mia epoca non c’erano mica i telefonini o internet. Oppure si stava meglio quando si stava peggio. 30 anni mi permettono di dire diverse cose e di variare il tono come quei quadretti cangianti che se giri l’angolo cambiano di immagine.

Ma io, tra tutto quello che potrei dire ora che si fanno 30 anni, e vi metto dentro anche voi (chi non si sente idoneo a finirci in mezzo, si levi pur fuori, tanto è gratis), parafraso le parole di uno che qualche giorno fa ne ha fatti 60, di anni, il doppio dei miei, e dico che

adesso che non c’è più Topo Gigio, che cosa me ne faccio della verità?

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