Stavo pensando che l’autoformazione assomiglia molto, per certi versi (la formulazione per certi versi è indubbiamente salvifica molto spesso, anzichenò), al filo interdentale. Oppure ai broccoli, che sono anticancerogeni, si sa.

Però preferisco dire filo interdentale, quello dei denti, che mi viene meglio l’idea. Il filo interdentale è più o meno universalmente riconosciuto come una delle cose più utili a disposizione dell’uomo. Eppure pochissimi lo utilizzano con costanza, dedizione e perseveranza, nella buona e nella cattiva sorte. La sostanza dei fatti è che smarona, molto semplicemente. Nessuna dietrologia. Te sei lì la sera che pensi a tutto tranne che ad andare davanti allo specchio a infilarti quell’aggeggino tra un dente e l’altro e darci dentro di gengive e sangue.

Analogamente l’autoformazione.
Se è vero, come andava recitando la retrocopertina del mio libro di matematica, che le radici del sapere sono amare, i frutti dolcissimi, l’autoformazione è il viatico verso la salvezza e la beatitudine, se non beatificazione. Autoformarsi significa mettersi in gioco, crescere, migliorare, mettere al servizio degli altri e del mondo nuovo nuove concezioni. L’autoformazione è l’acqua che innaffia la pianticella dei propri talenti. Il balsamo che ripara l’incuria dell’ignoranza e della sufficienza.

Eppure, l’autoformarci ci costa così tanto, vero? Per questo dico che è come il filo interdentale. Ma in tempi di crisi come questi, che ci costi o meno, prevenire è meglio che curare e mai come oggi dobbiamo evitare il dentista.

Annunci