Lì per lì stavo pensando che dovrei imparare a lavarmi i denti senza stirarmi sempre l'adduttore. Quando ero a casa, per esempio, non me lo stiravo mai. Certo, potrebbero capitarmi cose molto peggiori, ed infatti stasera a Diego l'ho detto che festeggiavo il fatto di non essermi rotto il naso. E il giorno prima l'anca. No, non ho rischiato di rompermeli, diciamo non precisamente, però in definitiva potremmo sempre farci un po' di male, no? Allora forse stirarsi l'adduttore ogni volta che ci si lava i denti va anche bene, mica detto niente, però se imparo a non stirarmelo più è anche meglio.

Comunque niente. Ero lì che pensavo prima a questa cosa qua, poi ad un certo punto, mentre scrivevo un testo eccetera mi è capitato di accorgermi di un errore. Anche questo l'ho detto subito a Diego. Al posto di "pensate" avevo scritto "penaste". Oh, roba di una lettera! Uno che si stira l'adduttore tutte le volte che si lava i denti può fare anche di peggio, in fondo.

Però boh, sta cosa che cambi solo una lettera e i sensi si stravolgono fa pensare, mica vero? Pensate è una parolina magica tutta proiettata nel futuro. Pensate, tipo "immaginate che", figuratevi, un'esortazione a farsi trasportare dalla fantasia. Una dimensione tutta in divenire, quasi positiva, adatta o adattissima ad un buon testo per il web. Che deve posizionarsi sui motori (come le ragazze oggi all'Eicma), sedurre, accalappiare, far elargire discreti quantitativi di denaro e tasse di soggiorno.

Invece penaste è sostanzialmente un dato di fatto. Descrittivo. L'azione, come direbbero gli inglesi, è bell'e fatta che conclusa. Voi quel dì penaste e non c'è modo oramai di cambiare le cose.

Chissà se esistano ancora i lapsus digiti, per così dire, o se qualcosa guidi anche le nostra dita, oltre che il nostro cuore.

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