Qualche giorno fa Vasco Rossi ha intrattenuto una chiacchierata amichevole al telefono col giornalista Mario Luzzatto Fegiz, ritornando su quanto è appena accaduto. Ha così avuto modo di fare qualche altra interessante digressione. A parte la polemica sulla "macchia nera", che il giornalista avrebbe aggiunto, secondo Vasco, per fare qualche copia in più, resta la confessione tutta umana di un essere più che pienamente umano.

Dal mio più che opinabile punto di vista è la risposta schietta e sincera a chi dice che non ama Vasco per l'uomo, non per l'artista. Per chi non riesce a scindere la sua poetica da quanto si dice attorno a lui.

Ammettere di avere delle debolezze, di necessitare di aiuto, non è solo una forma di profonda umiltà e maturazione, ma anche un modo per dare l'esempio, per invitare le persone a non buttarsi via, quando ancora potrebbero fare qualcosa.

E poi una terribile somiglianza, che come balsamo risana e distende molte mie piaghe. Sarà solo un'affinità di acquarii? Non lo so: a me basta sapere che parole come quelle che sto per riportare mi servono per salvarmi più di qualche settimana.

Buona lettura.

Il vero problema è che non hanno capito cosa ho. C'è una macchia nera sopra i polmoni e poi un dolore come se avessi una palla di grasso fra le scapole. Dolori pazzeschi. Mi hanno rivoltato come un calzino, mi hanno riempito di antibiotici e antidolorifici. Ma non è stata fatta una diagnosi precisa. E questo non mi piace. La mia autodiagnosi qual è? Che il cortisone che mi hanno dato per riuscire ad andare in scena le ultime sere a San Siro mi ha indebolito le ossa e così mi sono rotto le costole. Gli antidepressivi? Ho smesso con le droghe nel 1986 e da allora sono andato avanti con gli psicofarmaci. Se smetto ho una strana sensazione di vuoto. Se deciderò di farne a meno proverò a farlo in un ambiente protetto. Comunque ribadisco il concetto: i farmaci antidepressivi mi hanno salvato la vita".

"Perché mettere tutto in piazza, così, all'improvviso? La gente deve capire che anch'io ho dei problemi. Io pensavo di morire tanto tempo fa. Che senso aveva vivere svegliandosi ogni mattina (o pomeriggio) e dire: cosa ci sto a fare in questo mondo? Ecco anche adesso io mi sveglio la mattina e mi devo ricostruire ogni volta. E mi ripeto che è il prezzo da pagare per la mia creatività e che lo devo pagare volentieri.

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