Ci fecero l'esame dell'alito e delle urine. Ci spiegò il meccanismo un poeta andaluso: "per la caccia al bisonte", disse, "il numero è chiuso".

Che a me verrebbero in mente queste parole qui, ma forse solo per via dell'esame delle urine, esperito oggi stesso nel mondo delle cose direttamente esperibili, ossia quel mondo tutto material-sensoriale che suole essere anche soprannominato con etichette quali "realtà", "stato delle cose", "prassi" e via discorrendo.

Spiace che sia necessaria una parentesi di ferie, detta in altri termini una piccola breccia, una svista, una nuvola soffice che ci tiene sospesi da terra, per poter estraniarci taumaturgicamente dal detto mondo material-sensoriale e prendere coscienza di noi esserini fatti anche di altro rispetto ai pomidori conditi con sapienza ed aceto.

Spiace che solo in determinate condizioni d'animo si possa capire come alla resa dei conti, la vera sostanza fondamentale di cui siamo fatti, sono proprio i sogni, come diceva quello là. Più che i sogni, che Guglielmino mi perdoni, io direi la bellezza. La poesia, sì, insomma, quelle robe lì.

Mi pare di capire che la sola possibilità che abbiamo per opporci in qualche modo, per "resistere" alla nostra maniera e "restare umani" sia proprio scavare dentro la spirale di impegni, scadenze, doveri, sensi di colpa, ed ogni tanto tirarci fuori qualcosa che sappia rallentare, che possa restituirci ritmi più degni della nostra dimensione umana. Guardare i pavoni che fanno la ruota, anche se dentro ad un recinto.

Oppure più semplicemente sentirsi un niente che però ha la fortuna di essere parte di un tutto.

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