Era già un po' che volevo venire qui a dire che sono contento che il calcio sia diventato basso. Volevo intitolare il post più o meno il calcio è basso, riferendomi principalmente a quanto successo nonsopiùdove su quale campo, che adesso non seguo più neanche il calcio, ma insomma, da qualche parte è successo che il Barcellona ha distrutto il Manchester ottenendo applausi convinti da tutte le parti e dimostrando che il fisico va bene forse per costruire le stalle ma che la palla che rotola è un'altra roba.
 
Invece oggi mi sono collegato per fare un'ammissione, che almeno poi magari me ne libero una volta per tutte: è vero, la felicità degli altri mi fa invidia. Ma precisiamo. Non è che mi faccia invidia l'oggetto della loro felicità; mi fa proprio invidia la loro capacità di felicitarsi, se mi seguite.
 
Non mi spiace se Marchino è contento. O se contenti li sono Piergloria, Antistefano o Guendalina. Mi spiace il perché. Mi spiace il loro perché, perché io non ne trovo mica mai, di perché. Si capisce?
 
Se Giacomo è felice che ha preso gli occhiali nuovi, proprio quelli che aspettava da sei mesi, per i quali ha fatto un sacco di sacrifici, a me sta sulle balle vederlo contento. Ma non mi sta sulle balle che il povero Giacomo sia contento, mi sta sulle balle che lui riesca ad essere contento solo perché ha preso gli occhiali nuovi, che a me non mi passerebbe nemmeno per l'anticamera del cervello, di esserci contento per una roba così.
 
E così ho scoperto che togli questo e togli quello, io non ho praticamente più cose per le quali ci riuscirei. Che forse io di mio non son mica triste. Cioè, sempre se mi seguite, io, di mio, in valore assoluto, non sono triste. Lo sono solo se rapportato agli altri, che riescono a gioire molto meglio di me.
 
Ma poi mi toccherebbe tirare fuori ancora la storia dei motori, delle benzine, e sarebbe un po' un casino. Per cui niente.
 
Stasera ho capito che devo rivedere Pollyanna. Si scriveva così?
Annunci