Per la stessa ragione del viaggio viaggiare. Per la stessa ragione della scrittura, scrivere, direi io. La scrittura è un po' autogenerativa: se fai tanto di rompere il silenzio di una pagina bianca, automaticamente le prime parole tireranno le seconde e le terze e così via.
 
Che non è sempre strettamente necessario dover dire qualcosa. O voler dire qualcosa. Scrivere anche come abitudine, come buona frequentazione, come atto solipstico, come modo come un altro, in definitiva, per affermare la propria (r)esistenza.
 
Era, per esempio, un po' che non venivo da queste parti. Tra il copriletto rosa coi fiori e un po' di polvere che si riesce a dipanare solo al weekend. Tra una televisione che funziona solo da poco e che non ha comunque fatto troppo sentire la propria assenza. Tra delle connessioni a internet che malgrado ci mettano poco certe volte alla sera proprio costan troppo. Tra minestroni e ricette per risotti con le cozze e vinelli un po' rossi un po' bianchi un po' niente. Insomma, tra tante cose, nonostante uno sappia che quello è il suo posto, che lo è sempre stato anche quando non esisteva ancora, che lo sarà per sempre, anche quando non esisterà più, tra tante cose succede, capita che uno non passi.
 
Con una puntina di senso di colpa ed un filo di purtroppismo.
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