edy-reja

Sono cresciuto pensando che maggio fosse il mese in cui la Juventus avrebbe tentato – non riuscendoci – di aggiudicarsi la Coppa dei Campioni.

Oggi non c'è più la Juventus, e se è per quello non ci sono più nemmeno la Coppa dei Campioni, la Coppa Uefa e la mitica Coppa delle Coppe, quella coppetta un po' da sfigati ma che sempre scaldava i cuori con improbabili contendenti come Parma, Lazio, Sampdoria, Vicenza.

Resta invece maggio e con lui i bilanci che si possono tracciare su un calcio che qualche volta ci delude, altre ci allarma, ma che sempre riesce a concederci qualche piccola parentesi di svago contro noia e cattivi pensieri.

Vista da qui, la Serie A pare essersi irrimediabilmente imbarbarita: basti pensare che la Juve ha la peggiore difesa interna, con 29 gol subiti, che ha perso un quarto delle partite che ha disputato, e che nonostante ciò resta ancora in corsa, quantomeno aritmeticamente, per un posto in Champions.
Ci stiamo grecizzando, come osservava sapientemente Sconcerti qualche tempo fa. Ci viene da domandarci, dismessi i Maldini, i Totti, i Del Piero, gli Zanetti, chi prenderà il loro posto.

Alcune postille sono però doverose:

 – Ringraziamo l'Udinese e Guidolin (che ha sempre fatto bene in qualsiasi club sia andato, caso più unico che raro nel mondo del calcio, senza per questo mai aver potuto godere della chiamata di una "grande") per la bella primavera sancheziana che ci hanno regalato. Insieme alla Lazio meriterebbe certamente un piazzamento nelle prime quattro, ben sapendo che comunque sarà impensabile, privandosi di uno tra Inler e Sanchez, ripetere questa ottima annata. La vendemmia del 2011 resterà, insomma, negli annali.

 – Edy Reja (nella foto) e il suo coraggio di mettere tutti i palleggiatori in campo (ho ancora negli occhi la meravigliosa prestazione di Firenze), in barba ai suoi 60 anni suonati ed alla sua indole friulana. Matuzalem, Ledesma, Hernanes, Zarate. Fino a tre domeniche fa sembrava che ancora il calcio premiasse i coraggiosi. La trincea di Del Neri e il braccetto del tennista hanno fatto il resto ed hanno rotto le uova prima che fosse pronta la pignatta.

– Ghirardi e il Parma per aver salvato, almeno per quest'anno, Giovinco da un esilio spagnolo che prima o poi probabilmente arriverà. Il piccolo Sebastiano è ad oggi il più grande esempio di speranza che il nostro calcio possa offrire: sapremmo fare anche noi i Borja Valero, gli Xavi, gli Iniesta. Quel che non vogliamo fare è riconoscerli e dare loro lo spazio che meriterebbero (si veda per esempio la sorte di Rosina).

– De Laurentiis per aver importato nel mondo del calcio un modello aziendale fatto di lungimiranza, chiarezza e competenza. Il Napoli è il vero vincitore morale di questo campionato. Il progetto avviato in C dal Presidente & Marino (ricordiamo almeno che ha prelevato Hamsik dal Brescia a 5 mln) ha bruciato le tappe e qualche volta ha saputo anche offrire sprazzi di bel calcio. E tutto con questo con un pessimo pedatore come Maggio in campo: Mazzarri santo subito.

– i Della Valle per aver avuto pazienza con Sinisone e per aver capito che è l'uomo giusto al posto giusto. Dopo la cavalcata di Catania, per il tecnico serbo importante conferma. La sua incrollabile fiducia per i giovani e la pazienza nell'insegnare calcio lo rendono l'alfiere ideale per quel volpone di Corvino.

Infine, una speranza tattica: mille romanticissimi grazie al 4-4-2 di sacchiana memoria. Ma adesso è ora di cambiare. Allegri, Mazzarri, Reja, Mihajlovic e Guidolin lo hanno capito. Del Neri no. Passare alla cassa con lo scontrino: dopo la grande abbuffata è giunta l'ora di pagare.

Annunci