Io non voglio assolutamente passare per uno dei tanti ottimisti del cazzo. A me gli ottimisti mi stanno proprio sulle palle, ve lo giuro.
E' proprio tutta un'altra questione, cercate di seguirmi: mal che vada, va male. Non è che muori. E se anche morissi, ok, sei morto. Non hai mica fatto niente a qualcuno. Si può anche morire, in fin dei conti.
Alla peggio, va peggio. Mal che vada, va male. Ma noi bisogna provarci, metterci agone, volontà, talenti, anche sacrifici, perché no? Ma mica troppi, che poi smaronano. Prendiamo la vita come l'occasione per essere felici, come una bevanda gassata, che ci fai dietro un rutto liberatorio e ci cacci pure una risata. Di quelle stupidine che non vogliono dire niente ma che ti si vedono i denti.
Sì, insomma, dai, saremo morti per un bel pezzo, adesso ci si tenti. Mal che vada, va male.
Non ci sono grandi strategie o schemi, non ci sono gurù coi fiori nei capelli. Ci sono strade, uffici, vie di comunicazione, treni, mezzi di locomozione, scarpe, prati, materiali, sostanze (che talvolta sono stupefacenti anche così), barbe, giovani e giovani. Magliette, pantaloni, voglie di fare, di essere, di dire.

Mani da stringere, matti da legare.

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