Trovarsi improvvisamente, alla fine di giorni e viaggi, quasi esausti, in una cittadella medievale, completamente inondata di un piacevole e discreto sole primaverile. Verso sera. Con la cena che più o meno incombe e le mitiche "cose da fare" e la valigia da sistemare ed un futuro che adesso ormai è presente da progettare. Affacciarsi alla balaustra di un'altura e vedere tutto il circostante e pensare che probabilmente dal medioevo ad oggi milioni di uomini e donne si sono affacciati in quello stesso punto. E chissà da cosa scappassero o chissà verso cosa corressero. Chissà quali pensieri li portassero così in alto e quali altri li spingessero terribilmente all'ingiù. Se si sentissero vincenti, perdenti, o semplicemente persi.
Pini secolari a fare ombra, panchine di legno sapientemente progettate. Tutto favorevole all'amore con se stessi. Tutto teso a volersi un po' più bene, a perdonarsi, ad accondiscendersi fatalmente.
Ma senza per questo – possibile che anche in quella meraviglia..? – abbracciare la pace.

Che cosa ci sarà dentro di noi?

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