Stasera quando sono sceso dal treno destinazione paradiso o giù di lì, sono stato come preso da una considerazione. Lo so che in genere non sono mica le considerazioni, che ci prendono. Ci prendono le visioni, a mo' di Giovanna d'Arco (o era D'Arco?). Le considerazioni si considerano, per l'appunto. Hanno la natura delle cose ferme, come i tombini di ghisa eccetera. Invece no, mi ha proprio preso una considerazione. C'erano per esempio due amiche, dietro di me, che parlavano di una colazione, del bel tempo, dell'acqua in bottiglietta. E mi sono reso conto che forse solo loro avrebbero potuto parlarne così. Ho pensato che dio, se c'è, dovrebbe benedire le donne.

Non lo dico per piaggeria, per captatio benevolentiae o chessoio, lo dico proprio così, come lo dico. Dio dovrebbe benedire le donne. E in mancanza di certi riscontri su dio, intanto le possiamo benedire anche noi, che fra l'altro ci viviamo anche insieme.
Che non vuol dire sempre necessariamente fare quei pensieri lubrichi, pensare alle donne-come-sono-fatte. Semplicemente essere felici che esistano, pensare alle donne-come-sono, senza il "fatte" e godere a pieno del timbro delle loro voci argentine, a volte anche garrule, perché no, delle loro scarpe bordeaux che te anche se fossi una donna mica te le compreresti. Sì, insomma, godere del fatto che esistono e pensare che se non esistessero, avresti voglia a sbuffare.

Anzitutto un mondo di soli uomini puzzerebbe un totale.

Le donne stanno bene con la primavera, con la levità dei fiori delle piante, le donne sono leggere come le borse di tela, e se non stanno attente rischiano di volare via. Le donne sono coraggiose, sono generose, ci credono sempre.
Si impegnano, fanno sacrifici, e parlano del bel tempo, di una colazione, di bottigliette d'acqua in un modo che non diresti possibile.

Le donne, du du du: lo dice anche la canzone. Noi non potremmo aggiungere molto altro.

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