So bene che parrà impopolare, quando sarò fortunato. Oppure anche cinico e bieco e abietto e tristo, ma io ho proprio il bisogno di dire che non sono per niente d'accordo con la giornata di lutto cittadino per la morte dei bambini rom, nel rogo del campo nomadi di Roma. Anzi, dire che non sono d'accordo è scegliere certamente una forma molto diplomatica e pacata.

Bisognerebbe, secondo me, stare un po' più attenti con le parole. Che se dici "mi dispiace", ti deve davvero dispiacere. Personalmente in quella faccia d'Alemanno c'ho trovato solo tanta o tantissima ipocrisia, litri e litri di miseria. Napolitano già di meno. Ma anche no che si dica che adesso servono abitazioni diverse, più sicure, che bisogna trovare delle case, del lavoro, eccetera. Perché signori, grazie al cazzo, ma quelle servono a tutti. Credono che basti così poco per nettarsi la coscienza? Per dimostrarsi filopopolari e filopoverini? Mica ci prendono con la carta stagnola, a noi.

E lo pensano tutti. E nessuno si è sentito sinceramente addoloratissimo quando ha saputo di quella triste notizia. E' una cosa brutta che muoiano dei bambini, poverini. Mica dico il contrario. Mica dico che io ho sperato che morissero. Però almeno una volta che son morti, lasciamoli stare. Mica mettersi lì e celebrare dei festival dell'ipocrisia. Lo sanno tutti come la pensa la gente, lo sanno tutti la gente là fuori cosa sta vivendo, le difficoltà che sono sparse un po' dappertutto. E' vero che non ci sono morti di serie A e morti di serie B, "cadaveri eccellenti" (ricordando Lino Ventura), ma veramente, fatemi sto favore: lasciamo stare i lutti cittadini per quando tutti sono d'accordo.

Per quando tutto non fa così tanta pietà.

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