Stamattina pensavo che gli stranieri che da Paesi lontani e poveri si spostano e vengono qui sono coraggiosi. E che qui ci rovinano un po' le cose, siccome accettano di buon grado delle condizioni di vita che per noi sono proverbialmente svantaggiose. Del tipo che lavorano di più per meno e iniettano nel mercato del lavoro un sacco di manodopera a pochi euri. Che si mettono insieme nelle case e lo spazio per due lo occupano in sei e possono così pagare affitti più alti e non hanno altro scopo se non quello del riscatto sociale con le future generazioni. formica

Poi quando sono rientrato verso la macchina, di sera, pensavo invece a un'altra cosa. Pensavo che da domani dovremmo capire di consorziarci. Che le difficoltà dovrebbero far capire alla natura che la sola risorsa, l'unica via possibile, è la condivisione. Per esempio pensavo alle confezioni in formato risparmio. Se ciascuno resta da solo, col suo povero stipendio di stagista, deve necessariamente commettere furti o rapine o sperare di andare in prigione o sperare di morire. Che non riesce nemmeno a pagare la bolletta del gas e il telefono per chiamare un amico e dire aiuto. Mettiamo che uno riesca a risparmiare, tolte le spese, circa 70 euro al mese. Da solo muore. Ma se in una stessa casa ci si mettono 6 persone che risparmiano 70 euro a testa, sono già 420 euro. E magari ci paghi qualcosa. Esempio stupido per dire solo che la condivisione conviene.

Poi stasera ho saputo una cosa che non sapevo e che mi ha fatto enorme impressione: le formiche hanno uno stomaco in più. Lo chiamano (gli scienzati, mica le formiche) "stomaco sociale". Praticamente lì ci tengono sempre un po' di cibo extra. Poi quando vanno in giro e trovano un loro simile formico, se questo formico qui strofina le antenne e dice che ha fame ed è in difficoltà, loro  – automaticamente – per natura, gli danno il contenuto dello stomaco sociale. Avete capito?

Senza nemmeno star lì a pensarci molto, le formiche hanno già capito tutto. E lo hanno capito da un po'.

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