Ebbene sì: sono ancora vivo, come questo post starebbe a testimoniare. Mi sono reso conto che è da un po' che latito da questi schermi ed il motivo non lo so bene nemmeno io.
E' un momento un po' così: forse mi sono fatto spugna ed ho assorbito varie porzioni di incertezza e nebbia e chissà e casomaidopovediamo. Là fuori c'è un Presidente del Consiglio che si occupa principalmente di cose che non ci riguardano minimamente, come la Giustizia (come se io fossi una sorta di Sante il Bandito: chemenefregammè del maxiproblemone-Giustizia?), le intercettazioni, le mignottone, italiche o d'mportazione che siano. Poi c'è una opposizione che dice "eh, no, cavoli, non andiamo mica bene, dai", delle persone che pigliano un tassista che ha investito un cane e lo carcagnano di botte e dicono a quelli che hanno visto dal balcone che ce n'è pure per loro. Poi c'è un ragazzo con pochi capelli che ha scritto che in Italia esiste la mafia e che per questo adesso non può più vivere, se non in televisione.
Ci sono vari concorsi canori strappalacrime, estrazioni plurimilionarie che premiano plurifortunati e creano un po' di invidia trasognata qua e là. Ci sono resti di antiche civiltà che vanno in pezzi, da qualche parte, come a dire che adesso la civiltà si sgretola. Ci sono intere zone d'Italia allagate altre ancora terremotate, altre più semplicemente spaventate.
E poi ci siamo noi. Che dovremmo capire da che parte tiri il vento, col nostro bel ditone umettato. Ci siamo noi coi nostri gusti di sempre, il nostro corredo di intendimenti, tutti da comprovare, tutti da verificare. Ci sono gli altri, i nostri simili, i nostri dissimili, i nostri amici e nemici. C'è questo grande materiale umano che vorrebbe darsi un ordinamento, un'amalgama, un sentire comune. Tanti puntini sparsi per i quadranti tra gli assi cartesiani delle nostre esistenze.

Per dare un senso al grafico servono anzitutto due freccettine.

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