Abbiate nuovamente pazienza, ma non resisto e riporto interamente un signor post, ovviamente non mio:

Il momento è quello di resistere ancora un po'  – come quell'infinito che è sempre un numero in più di quello che pensi. Ci sarebbe da dire: esecrabile, cogliere la citazione e ascoltarla ad un volume un po' più alto del dovuto. (Quando la musica si fa accademica crusca. Come con gli Afterhours, che si capisce che son cosa ragguardevole al solo sentire quel nella quale, pronome relativo notoriamente delle grandi occasioni, cantato limpido ed evidente all'inizio di un verso.)
I pensieri si rotolano addosso disordinati, ruvidi, rumorosi e ostinati. Come avessero ragione solo loro e il loro magnaccia Freud. Come non ci fosse un modo per governarli, nel ventunesimo secolo l'acqua corrente la Luna l'iPad eccetera.
Il futuro è sempre là che sogghigna, e nel frattempo l'impressione è che non ci sia il tempo di fare niente. Si esce di casa alle sette e venti, si ritorna poco prima delle sette piemme, e si diserta non molto dopo le ventuno. Il cuscino e la coperta sono l'Obiettivo, e all'evoluzione della specie ci pensino gli altri. Il fine settimana è solo l'inizio di quella dopo.

"Signore delle domeniche, prova ad esserlo anche del lunedì e di tutti quei giorni tristi che ci capitano sulla Terra."

(E al partire da una canzone e vagare tra i suggerimenti di youtube, la meditazione riguarda la finitezza o meno della memoria umana. Non potrà starci tutto, ci sarà prima o poi un limite. Tra tutte queste canzoni vecchie da rimembrare e quelle nuove da innamorarsi, tutte queste combinazioni di musica e intelligenza che non possiamo per dovere morale lasciarci sfuggire, tutte le mutazioni che ne vengono, le rivoluzioni, le competenze e i sogni. E poi ci son comunque anche i romanzi, i saggi, la storia, i ricordi belli e inutili del colore del bagno dell'asilo, le puntate della Tata e la farmacologia. Ci vorrà un cervello esterno, prima o poi.)

(et cetera)

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