Poi qualcuno dirà che sono depresso e che non conta quello che penso. Che qui pare conti solo quello che pensano le persone equilibrate. Ok: assumo il rischio. Lo hanno detto anche di Leopardi, per cui al limite sarebbe anche un complimento.

Però mi pare di non dire assurdità quando dico che là dove le cose andassero benissimo, in vita, qualcuno di noi potrà vedere terre lontane ed esotiche; mangiare cibi molto saporiti con poco contenuto di colesterolo. Giacere con donne/uomini molto avvenenti e piene zeppe/i di amore più o meno ricambiato. Guidare auto molto sportive e molto veloci. Trascorrere molto o poco tempo comunque in compagnia di amici, di persone care e tutto quanto. Assistere a curiosi spettacoli inscenati perlopiù allo scopo di intrattenere e divertire; leggere di cose particolarmente bizzarre e talvolta pure sollazzevoli. Ascoltare ottima musica confortevole e melodiosa. Godere della migliore forma possibile di arte umana e non solo.

Ok. Quando le cose andassero benissimo. Possibile.

Ma invece l'orrore quotidiano, la guerra per alzarsi dal letto e per infilarsi sotto la doccia, sono certi. Cos'è che c'è dentro a tutte quelle persone che ogni giorno compongono le file di auto che da un posto vanno in un altro? Qual è il motore della loro vita? Quello che fanno, per che cosa o per chi lo fanno? Che tipo di ricompensa si aspettano loro, per le loro fatiche di tutti i giorni? Mangiare la minestra? Vedere la partita? Fare l'amore? Accarezzare il cane? Accarezzare il figlio? Poter dire la loro nell'urna elettorale? Riempire qualche statistica e foglio di calcolo? Lasciare una piccola impronta da formica nel grande libro del mondo? Tutto qui?

Chi, perché ma soprattutto come è riuscito a farci ritenere che per qualche astrusa ragione, in fondo in fondo, valesse pur sempre la pena di tanto sbattimento? Qual è l'ultimo fine, il disegno grande che da così vicino non riesco a scorgere?

Compilate gli spazi vuoti, ditemi quale sia la vostra benzina.

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