Probabilmente qualcuno ha sbagliato qualcosa. Probabilmente ad aspettare ancora un giorno, oggi Di Natale sarebbe un calciatore della Juve. Probabilmente è stata solo quella presentazione al popolo friulano ad estirpargli l'insana promessa del non ci lasceremo mai e poi mai.
Ciononostante, e sottolineo ciononostante, Antonio Di Natale, napoletano classe '77, ha detto di no alla Madama, dopo una notte di riflessioni. Ha deciso che si tiene la fascia di capitano dell'Udinese, sebbene avrebbe guadagnato più del doppio e malgrado la sua carriera stia oramai volgendo al termine.

Ma la cosa bella di Totò il Bello, è stato vederlo sul palco. Ai tifosi prometteva di restare, mentre in cuor suo non ci stava più capendo niente. Anni e anni passati a danzare in campo. Era sempre lui, Totò Di Natale. Ma nessuno lo vedeva. Piedi fatati, visione di gioco, spirito di squadra. Ma niente. Mai un'occasione, mai un'opportunità. E sempre relegato al motto "giocatore da piccola squadra, bene nell'Empoli, ma in una grande, come sarebbe?". E allora Udinese. Che ci resti tutta la vita. E quando hai 33 anni e ti chiama la Juve, è proprio il giorno della presentazione di squadra e i tifosi ti fanno promettere che non andrai dai brutti porci e che resterai ancora lì, a fare Totò il Bello.

E' questo il bello di Totò, che lui diventa rosso e dice di sì. di-natale-quagliarella
Auguri ed onore a lui, dunque. E auguri a Cacarella (nella foto i due si abbracciano ai tempi di Udine) che prenderà il suo posto all'ombra della Mole.

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