Apologia del venerdì sera. Quando anche la sola e povera prospettiva di due giorni semiliberi di fronte a te è capace pure di indurti un pensiero di Quasifelicità e vari moti sciolti di tentativi di reimpossessamento del sé, che poi saresti te.
Io per esempio ho passeggiato nel buio (quand'ero piccolo, anche se non è che ora sia grande, dormivo colla lucina, sapete?) (un rospo aveva paura di me ed è scappato a saltelli) e poi mi sono seduto sull'erba fresca del primo sfalcio stagionale. Distinguevo ancora i balloni e le lucciole (si sono riprodotte, ora sono tante) sciamano sulle siepi (allitterazione in esse, credo) e disegnavano sui campi dei vestiti tutti paiettes e lustrini. Pareva quasi perfetto, tanto che mi sono messo a pensare a come mai David Foster Wallace si sia ucciso. Voglio dire che ci sta che uno si uccida, per carità. Ma magari uno che deve andare ogni giorno in tangenziale e stare attento colle varie corsie di accelerazione ed è senza aria condizionata ed è luglio e c'è caldissimo e tutto quanto. Ma uno che è bravo, invidiato, che ha letto e scritto molto, stimato e considerato e pagato anche 3000 dollaroni per farsi una crociera extralusso ai Caraibi, boh, magari ha un motivo un po' più segreto. Allora ho pensato che magari ha avuto paura. Po ho sentito dei cani lassù in alto che giocavano a spaventarsi a vicenda, con dei latrati che sembravano venire dall'inferno. Poi fruscii e temevo saltassero fuori cinghiali, lupi, volpi, animali non meglio identificati che di giorno ti fanno tenerezza ma di notte, col buio, ti fanno paura. Paura.
C'è un giro una fottuta paura di avere paura.

Annunci